giovedì 13 Agosto 2026
Matteo Salvini su social

La Lega si divide: il Nord sfida la linea di Salvini

Nel direttivo lombardo sono emerse richieste di dimissioni per Matteo Salvini, mentre una componente del partito rilancia un progetto liberale e federalista

Di Redazione
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La tensione dentro la sale e il confronto sul futuro del entra in una fase sempre più delicata. Nelle ultime settimane il della componente settentrionale ha assunto toni più espliciti, fino ad arrivare al direttivo della Lega Lombarda, dove alcuni dirigenti hanno messo apertamente in discussione la di Matteo Salvini. Il confronto interno non riguarda soltanto la gestione quotidiana del partito, ma coinvolge la sua identità politica, il rapporto con i territori e la direzione che il movimento dovrà prendere nei prossimi anni. La richiesta di un cambio di passo arriva proprio dalla , una delle aree storicamente più importanti per il Carroccio.

Il direttivo lombardo ha rappresentato quindi un passaggio significativo nella resa dei conti interna. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, cinque dirigenti hanno chiesto apertamente a Matteo Salvini di lasciare la guida della Lega. Tra le voci critiche compare quella di Daniele Belotti, storico esponente del partito, mentre altri amministratori e rappresentanti territoriali hanno manifestato il proprio disagio rispetto all’attuale impostazione politica. Il governatore lombardo Attilio Fontana non ha invece formulato una richiesta diretta di dimissioni, ma ha sostenuto la necessità di un maggiore coinvolgimento della classe dirigente e di una leadership più ampia. Anche il segretario regionale Massimiliano Romeo ha insistito sul tema del rinnovamento e della collegialità.

Il malcontento del Nord torna al centro del confronto

Il punto centrale della disputa riguarda il rapporto tra la Lega costruita negli ultimi anni e le tradizionali istanze autonomiste del Nord. La trasformazione del partito ha portato la Lega da una forte caratterizzazione territoriale a una dimensione nazionale, con una linea politica che ha dato grande spazio ai temi della sicurezza, dell’immigrazione, della sovranità e della politica internazionale. Una parte della classe dirigente settentrionale ritiene però necessario recuperare con maggiore forza le battaglie legate all’autonomia, al fiscale e alla valorizzazione delle regioni. La critica a Salvini, dunque, non riguarda soltanto il segretario, ma investe il modello stesso di partito costruito negli ultimi anni.

In questo scenario ha iniziato a prendere forma anche una componente del Nord che punta a rilanciare un’impostazione esplicitamente liberale e federalista. Il progetto guarda a una Lega più legata alle esigenze delle grandi aree produttive del Paese e propone una maggiore autonomia fiscale e legislativa per i territori. L’obiettivo dichiarato dai promotori di questa linea consiste nel riportare al centro dell’azione politica il rapporto diretto tra Regioni, amministrazioni locali e cittadini. Il federalismo torna così a rappresentare uno dei principali terreni dello scontro interno.

La questione assume un peso ancora maggiore perché il sta affrontando proprio in questa fase il percorso sul federalismo fiscale e sull’autonomia differenziata. Roberto Calderoli continua a lavorare sul dossier dell’autonomia e il governo ha indicato la volontà di proseguire il percorso sul federalismo fiscale regionale. Per la componente settentrionale della Lega, questo tema rappresenta una delle ragioni fondamentali dell’esistenza stessa del partito. Per la leadership nazionale, invece, la sfida consiste nel mantenere insieme le diverse anime senza provocare una frattura irreversibile.

Salvini prova a tenere unita la Lega

Matteo Salvini non sembra intenzionato a lasciare la guida del partito e ha risposto alle critiche rivendicando il svolto dalla Lega all’interno del governo. Il segretario ha richiamato in particolare gli investimenti sulle infrastrutture e le opere previste in Lombardia e nelle altre regioni settentrionali. La sua strategia punta quindi a dimostrare che la presenza della Lega al governo produce risultati concreti proprio nei territori che oggi contestano maggiormente la direzione politica del partito.

Il confronto, tuttavia, non sembra destinato a chiudersi rapidamente. Le parole pronunciate dai dirigenti lombardi mostrano infatti un malessere che va oltre una singola riunione. La richiesta di maggiore collegialità, il ritorno delle istanze federaliste e la discussione sulla leadership di Matteo Salvini indicano una fase di profonda riflessione. Il rischio per il segretario consiste nel trasformare il territoriale in una vera alternativa organizzata all’interno della Lega. Al tempo stesso, una rottura troppo netta potrebbe indebolire il partito proprio mentre il centrodestra si prepara alle prossime sfide elettorali.

Pontida diventa il prossimo banco di prova

In questo quadro anche Pontida assume un significato politico particolare. Il tradizionale appuntamento della Lega, previsto per il 20 settembre, potrebbe offrire una prima fotografia dei rapporti di forza tra la leadership nazionale e la componente del Nord. La presenza dei militanti, gli interventi dei principali esponenti e soprattutto il modo in cui il partito affronterà il tema dell’autonomia potranno indicare se le tensioni delle ultime settimane resteranno circoscritte oppure se porteranno a un confronto più duro.

La partita riguarda quindi molto più di una semplice successione alla segreteria. Da una parte Matteo Salvini difende una Lega nazionale capace di incidere nelle scelte del governo e di mantenere un ruolo centrale nel centrodestra. Dall’altra cresce una componente che chiede di recuperare il legame storico con il Nord e di riportare federalismo, autonomia fiscale e poteri territoriali al centro dell’identità politica. La vera domanda riguarda quale Lega arriverà a Pontida e quale spazio troverà, al suo interno, il progetto liberale e federalista che sta prendendo forma.

Per ora non esiste una rottura formale e Matteo Salvini mantiene la carica di segretario federale. La situazione, però, mostra segnali di forte instabilità politica. Il direttivo lombardo ha reso pubblico un dissenso che da tempo circola tra una parte della classe dirigente settentrionale e il progetto della corrente del Nord aggiunge una dimensione politica alla contestazione. La Lega entra così in una fase nella quale la discussione sulla leadership coincide con quella sulla propria identità. I prossimi mesi diranno se il partito riuscirà a ricomporre le diverse posizioni oppure se il confronto tra la dimensione nazionale e quella territoriale porterà a un nuovo equilibrio interno.

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