Nuovi elementi entrano oggi, 18 agosto 2026, nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. La Procura di Roma concentra adesso una parte importante degli accertamenti sul computer di Valter Lavitola, alla ricerca di elementi capaci di chiarire tempi, modalità e soprattutto motivazioni dell’azione organizzata contro il conduttore di Report. Gli investigatori vogliono verificare la versione fornita dall’ex editore, che ha ammesso il proprio ruolo nell’organizzazione dell’attentato ma sostiene di avere agito per favorire un rafforzamento della protezione del giornalista. Il problema centrale, tuttavia, resta proprio il movente: gli inquirenti cercano riscontri concreti che possano confermare o smentire il racconto di Lavitola.
Le novità emerse nelle ultime ore aggiungono però un altro elemento al quadro già complesso. Dai contenuti dell’interrogatorio di garanzia del 12 agosto emerge infatti che Lavitola aveva immaginato anche un progetto economico legato direttamente a Report. L’ex editore avrebbe pensato di diventare produttore della trasmissione condotta da Ranucci, prendendo come riferimento un modello che, secondo il suo racconto, Michele Santoro gli avrebbe illustrato in passato. Un passaggio che assume particolare importanza perché introduce un interesse personale ed economico nei progetti che Lavitola coltivava intorno al giornalista.
Il progetto per produrre Report e l’interesse economico
Nel verbale dell’interrogatorio emerge una dichiarazione destinata ad alimentare ulteriormente l’attenzione degli investigatori. Lavitola ha spiegato che avrebbe voluto occuparsi personalmente della produzione di Report e ha riconosciuto apertamente che da quell’operazione avrebbe potuto ricavare un beneficio economico. “Io mi sarei occupato della produzione e mi sarei sistemato economicamente anche io. Facevo tutte queste cose per Ranucci, ma anche per interesse personale”, ha raccontato durante l’interrogatorio. Secondo la ricostruzione emersa oggi, l’idea avrebbe preso forma quando nei rapporti tra il conduttore e la Rai sarebbero sorte alcune tensioni.
Lavitola avrebbe quindi immaginato una soluzione ispirata all’esperienza di Michele Santoro. Nel verbale compare anche il riferimento diretto al giornalista: “Santoro mi spiegò come faceva lui con la Rai e io proposi a Sigfrido”. Questo elemento introduce un nuovo tassello nella ricostruzione del rapporto tra Lavitola e Ranucci, perché mostra che l’ex editore non coltivava soltanto idee sul possibile futuro politico del conduttore, ma valutava anche progetti legati direttamente alla sua attività televisiva.
Il computer di Lavitola diventa decisivo per i pm
La Procura vuole ora distinguere ciò che trova conferma nei documenti dalle dichiarazioni che, invece, restano prive di riscontri. Per questo il computer di Lavitola assume un ruolo centrale negli accertamenti. I carabinieri del Nucleo investigativo cercano comunicazioni, documenti e altri elementi digitali capaci di ricostruire ciò che accadde nei mesi precedenti all’esplosione e di chiarire quali progetti l’ex editore coltivasse realmente.
Gli investigatori vogliono soprattutto capire se Lavitola possa dimostrare quanto ha raccontato sulla sicurezza di Ranucci. L’ex editore sostiene infatti che prima dell’attentato avesse ricevuto informazioni su possibili pericoli per il giornalista e che avesse discusso direttamente con lui della questione. La difesa attribuisce particolare importanza a un incontro che sarebbe avvenuto il 7 settembre 2025 nell’abitazione di Ranucci. Secondo il racconto dei legali, in quella circostanza Lavitola avrebbe parlato con il conduttore dei rischi che correva e della sua sicurezza.
I magistrati vogliono trovare riscontri indipendenti a questa versione. Non basta infatti che Lavitola sostenga di avere organizzato l’attentato per provocare un rafforzamento della scorta: gli inquirenti devono verificare se prima dell’esplosione esistessero davvero informazioni concrete sui pericoli descritti dall’ex editore e se le sue comunicazioni confermino la sequenza temporale che ha raccontato.
Ranucci sarà riascoltato dai magistrati
Un’altra importante novità emersa oggi riguarda direttamente Sigfrido Ranucci. I magistrati intendono riascoltare il giornalista nelle prossime settimane come persona informata sui fatti. Il nuovo confronto dovrà aiutare la Procura a chiarire alcuni punti rimasti aperti, a partire proprio dall’incontro del 7 settembre e dalle conversazioni sulla sicurezza. Gli investigatori vogliono inoltre approfondire la questione del sondaggio sul gradimento di Ranucci e capire quale consistenza avesse realmente il progetto politico che Lavitola immaginava per lui.
Ranucci ha sempre sostenuto di non avere intenzione di candidarsi. Le conversazioni già entrate nell’inchiesta mostrano tuttavia che il giornalista partecipò ad alcune discussioni sul sondaggio e suggerì anche di inserire argomenti come l’intelligenza artificiale, l’egemonia digitale, l’ambiente e la transizione ecologica. La Procura vuole capire dove finisse la semplice curiosità verso l’iniziativa di Lavitola e se esistesse invece un progetto più strutturato. Questo approfondimento non modifica la posizione di Ranucci come persona offesa per l’attentato, ma può aiutare gli investigatori a comprendere le intenzioni attribuite a Lavitola.
Il racconto sui presunti agenti israeliani
Tra le rivelazioni pubblicate oggi compare anche un capitolo particolarmente delicato, che gli investigatori dovranno verificare con estrema attenzione. Durante l’interrogatorio, Lavitola avrebbe raccontato di avere ricevuto informazioni su un presunto pericolo serio per Ranucci tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre 2025. Avrebbe quindi raggiunto il giornalista il 7 settembre per metterlo al corrente di ciò che sosteneva di avere saputo.
Secondo il racconto di Lavitola, due persone che lui collega all’intelligence israeliana avrebbero preso di mira il conduttore dopo un servizio di Report sul cantiere navale di Adria. L’ex editore avrebbe indicato anche due identificativi, “M160” e “M1120”, attribuendoli ai presunti agenti. Al momento questa ricostruzione rappresenta esclusivamente una versione fornita da Lavitola e non dispone di riscontri pubblicamente noti. Proprio per questo gli investigatori intendono verificare ogni elemento concreto del suo racconto.
Lavitola avrebbe sostenuto che quelle persone cercavano qualcuno disposto a organizzare un attentato contro Ranucci e che sarebbero riuscite anche a individuare un soggetto disponibile. Da qui partirebbe, secondo la versione dell’ex editore, la sua decisione di intervenire personalmente organizzando un’azione che avrebbe dovuto spingere le autorità a rafforzare la protezione del giornalista. Una spiegazione che continua a sollevare numerosi interrogativi e che gli inquirenti non considerano sufficiente senza prove verificabili.
Nuovi interrogatori per ricostruire il vero movente
La giornata del 18 agosto segna dunque una nuova fase dell’inchiesta. La Procura prepara ulteriori interrogatori e concentra gli accertamenti sulla ricerca di un movente plausibile e documentabile. Gli investigatori devono mettere a confronto la versione sulla sicurezza di Ranucci, il progetto politico immaginato da Lavitola, il sondaggio sul gradimento del conduttore e ora anche l’interesse economico dell’ex editore verso una possibile produzione esterna di Report.
La difesa di Lavitola insiste sulla necessità di verificare le conversazioni avvenute prima dell’attentato e ritiene che una conferma da parte di Ranucci sui discorsi relativi ai rischi per la sua sicurezza potrebbe sostenere la ricostruzione dell’indagato. La Procura, però, cerca elementi oggettivi: documenti, messaggi, chat, comunicazioni e dati informatici capaci di dimostrare che gli avvertimenti citati dall’ex editore esistessero realmente prima dell’esplosione.
Le novità di oggi non chiudono quindi il caso, ma rendono ancora più centrale la domanda sul perché Lavitola abbia organizzato l’attentato. La confessione sul ruolo di mandante rappresenta soltanto una parte della vicenda giudiziaria. Ora gli investigatori devono stabilire quale fosse il vero obiettivo dell’azione e quanto fossero concreti i diversi progetti che ruotavano intorno a Ranucci. Il computer sequestrato, i nuovi interrogatori e il prossimo ascolto del conduttore di Report potrebbero fornire elementi decisivi per distinguere i fatti documentabili dalle dichiarazioni che, fino a questo momento, restano senza conferme indipendenti.
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