“L’Iran non ha più la marina, l’aviazione e le difese aeree. Le abbiamo distrutte” – afferma il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intercettato dai giornalisti. E sentenzia: “Non ha più nulla, tardi per trattare”. Si dice quindi ottimista in merito all’esito del conflitto. Se sarà breve o lungo, è ancora da vedere.
Rimane tuttavia la questione dello stretto di Hormuz, le petroliere bloccate dalla flotta iraniana aumentano e l’allungamento della tratta ha causato inevitabilmente un’impennata nei prezzi del petrolio. “Saranno alti per un po’. Non appena tutto questo finirà, scenderanno a livelli ancora più bassi di prima” – ha assicurato il tycoon.
Ad ogni modo, il Presidente è poco chiaro sul conflitto. Sotto ogni aspetto. A partire dal “regime change”, fino ad arrivare alle dinamiche che hanno condotto il leader Usa e israeliano ad attaccare l’Iran – il segretario di Stato Marco Rubio aveva dichiarato che la Knesset ha forzato la mano, mentre Trump ha affermato esattamente il contrario –, sull’apertura o meno alle trattative e sull’efficienza dell’arsenale a disposizione degli ayatollah.
Relativamente a quest’ultimo punto, è stato smentito direttamente dall’intelligence americana, che ha escluso totalmente la possibilità della Repubblica Islamica di raggiungere il continente americano con i missili a sua disposizione.
Domani è previsto in Senato il voto sui poteri di guerra, che deciderà se Trump avrà ancora mano libera oppure no. E l’esito non è così prevedibile. Non sono solo i Democratici infatti a essersi dissociati dalle sue iniziative unilaterali, anche parte dei Repubblicani non approva la tendenza sistematica a bypassare il Congresso.
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