Il Veneto compie un passo storico sul fine vita. Il Consiglio regionale ha approvato la legge di iniziativa popolare sulle procedure e sui tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Il provvedimento è passato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, il Veneto è la quarta Regione italiana a intervenire sul tema e soprattutto la prima amministrata dal centrodestra ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito.
L’asse Lega-Campo largo
Il voto fotografa anche una maggioranza trasversale, con un asse tra esponenti della Lega e forze del centrosinistra. Una scelta che mette in evidenza le divisioni del centrodestra, dove Fratelli d’Italia mantiene una posizione più prudente e contraria a una disciplina che coinvolga direttamente il Servizio sanitario nazionale. La legge era stata rinviata in Commissione nel gennaio 2024, dopo il mancato via libera ai primi articoli. Ripresentata nella legislatura attuale, è stata modificata anche alla luce dei rilievi della Corte costituzionale e delle proposte della Giunta regionale.
Zaia: “Risposta doverosa”
Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha rivendicato il risultato, definendolo una risposta necessaria ai pazienti che si trovano nelle condizioni previste dalla giurisprudenza costituzionale. “È stato doveroso dare questa risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano”, ha detto Zaia, ricordando che in Veneto le richieste dal 2019 sono state 31, mentre soltanto tre hanno ricevuto l’autorizzazione del comitato etico. Zaia ha anche precisato che il fine vita non nasce con questa legge: dal 2019, dopo le pronunce della Consulta, esiste già un quadro giuridico che consente l’accesso al suicidio medicalmente assistito in presenza di precise condizioni.
Il nodo Meloni e Fratelli d’Italia
Mentre il Veneto accelera, a Roma la partita resta invece bloccata. Al Senato è in discussione una disciplina nazionale, ma il percorso si è scontrato con l’opposizione di Fratelli d’Italia, partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il 3 giugno 2026 l’Aula del Senato ha approvato una questione sospensiva presentata da FdI sul ddl Bazoli, facendo tornare il provvedimento nelle Commissioni Giustizia e Sanità. La proposta è stata approvata con 88 voti favorevoli e 59 contrari. Il nodo politico riguarda soprattutto il ruolo del Servizio sanitario nazionale e l’impostazione da dare alla legge. FdI punta a una disciplina più restrittiva, mentre le opposizioni chiedono un percorso sanitario pubblico e regolamentato.
Il sorpasso del Veneto
Il risultato veneto assume così un valore che va oltre i confini regionali. Mentre il Parlamento fatica a trovare un accordo, una Regione governata dal centrodestra sceglie di disciplinare concretamente le procedure per quei cittadini che, dopo la valutazione prevista dalla legge, chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito. Zaia esulta. E il confronto sul fine vita torna a mettere in luce una frattura dentro la stessa maggioranza di governo: da una parte il Veneto della Lega che approva la legge, dall’altra FdI e il fronte meloniano che a Roma ne rallentano il percorso nazionale.
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