Il confronto sulla spesa militare torna al centro dello scontro politico italiano. Giuseppe Conte, intervenendo al Forum Teha di Cernobbio, ha ribadito con fermezza la contrarietà del Movimento 5 Stelle alla crescita degli investimenti nella difesa e ha contestato gli impegni assunti dall’Italia all’interno della Nato. Il presidente del M5S ha rivolto critiche dirette alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sostenendo che la scelta di aumentare progressivamente le risorse destinate alla difesa rischia di produrre conseguenze pesanti sulle finanze pubbliche e sulle altre priorità del Paese.
Conte: «Impegni sottoscritti irresponsabilmente»
Nel suo intervento, Conte ha concentrato l’attenzione soprattutto sull’accordo raggiunto dagli alleati della Nato per portare la spesa complessiva destinata alla difesa e alla sicurezza fino al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Il piano dell’Alleanza prevede almeno il 3,5% del Pil per le esigenze militari fondamentali e fino all’1,5% per attività collegate alla sicurezza, alla protezione delle infrastrutture, alla resilienza e ad altri settori considerati strategici.
Il leader pentastellato ha contestato proprio questa impostazione, collegandola alle difficoltà economiche che, secondo la sua analisi, continuano a interessare famiglie e imprese italiane. Conte ha sostenuto che l’aumento della spesa militare non rappresenti una soluzione ai problemi economici dell’Italia e ha messo in discussione la convenienza politica e finanziaria degli impegni assunti dal governo. «Alcuni si avvantaggiano ma altri si impoveriranno di più», ha dichiarato, sintetizzando così la sua critica alla strategia adottata in sede atlantica.
La critica alla strategia del governo
Secondo Conte, il problema non riguarda soltanto l’entità delle risorse destinate alla difesa, ma anche la scelta delle priorità. Il presidente del M5S ritiene infatti che ogni incremento della spesa militare debba essere valutato considerando le necessità interne dell’Italia, dalla crescita economica ai salari, dalla sanità agli investimenti pubblici. La sua posizione riprende una linea politica che il Movimento 5 Stelle sostiene da tempo e che contrappone alla corsa agli armamenti una maggiore attenzione alle politiche sociali ed economiche.
Nel corso degli ultimi mesi, Conte ha più volte criticato il raggiungimento dell’obiettivo del 5% del Pil indicato dalla Nato. Già a luglio aveva collegato l’aumento della spesa militare alla necessità di individuare nuove risorse pubbliche, chiedendo dove l’esecutivo avrebbe trovato i fondi necessari per rispettare gli impegni nel corso degli anni. Ad agosto, intervenendo alla Camera, aveva inoltre definito un errore l’incremento della quota destinata alla difesa e aveva ribadito la contrarietà del Movimento 5 Stelle a nuove risorse per il riarmo.
Il nodo degli impegni Nato entro il 2035
La questione nasce dalla decisione assunta dagli alleati durante il vertice Nato dell’Aia del 2025. I Paesi membri hanno concordato un obiettivo del 5% del Pil annuo entro il 2035, suddiviso tra spese per le esigenze militari fondamentali e investimenti collegati alla sicurezza. L’Alleanza considera questa scelta una risposta al mutamento dello scenario internazionale e alle nuove esigenze di deterrenza e difesa.
Conte interpreta invece l’impegno in modo profondamente diverso. A suo giudizio, l’Europa non otterrebbe vantaggi sufficienti dal proseguimento di una strategia fondata sull’escalation militare e sull’aumento continuo delle risorse destinate alla difesa. «L’Europa non si avvantaggia di nulla nel proseguire un’escalation militare che sta portando solo a una politica di riarmo che sta drenando risorse», ha affermato a Cernobbio.
Il confronto con Giorgia Meloni
Le parole di Conte alimentano così il confronto con Giorgia Meloni e con la maggioranza di governo. L’esecutivo considera il rafforzamento della difesa una componente essenziale della sicurezza nazionale e degli impegni internazionali dell’Italia, mentre il Movimento 5 Stelle considera prioritario evitare che l’incremento delle spese militari sottragga risorse ad altri settori.
La distanza tra le due posizioni appare particolarmente netta anche sul piano politico. Conte ha infatti chiarito che il Movimento 5 Stelle non intende sostenere una politica di riarmo come quella delineata dal governo e ha trasformato il tema della spesa militare in uno dei punti qualificanti della propria proposta politica. La contrapposizione riguarda quindi non soltanto una singola misura di bilancio, ma due visioni differenti del ruolo dell’Italia nella sicurezza europea e delle priorità economiche nazionali.
Il no del Movimento 5 Stelle al riarmo
La posizione espressa a Cernobbio segue dichiarazioni già formulate dal leader pentastellato nelle settimane precedenti. Il Movimento 5 Stelle ha mantenuto una linea fortemente critica verso l’aumento delle spese militari e ha chiesto di destinare maggiori risorse a interventi capaci di incidere direttamente sulle condizioni economiche dei cittadini. Conte ha collegato questa impostazione anche alla necessità di affrontare salari insufficienti, crescita debole e difficoltà delle famiglie.
Il tema della difesa continuerà quindi a rappresentare uno dei principali terreni di confronto tra maggioranza e opposizioni. Da una parte il governo deve rispettare gli impegni assunti all’interno della Nato e rafforzare le capacità di difesa italiane; dall’altra il Movimento 5 Stelle chiede di rivedere la strategia e di evitare che l’aumento della spesa militare finisca per comprimere altre esigenze considerate prioritarie.
La posizione di Giuseppe Conte resta dunque netta: il Movimento 5 Stelle non condivide la scelta di procedere verso il nuovo obiettivo di spesa e considera gli impegni assunti dal governo un errore politico ed economico. Il confronto sulla sicurezza internazionale, sulle risorse pubbliche e sulle future scelte di bilancio appare destinato a diventare ancora più centrale nel dibattito politico italiano.
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