Dal tradizionale pratone di Pontida, Matteo Salvini tenta di silenziare i malumori interni proclamando una compattezza di facciata: «La Lega è e sarà più unita che mai». Una dichiarazione d’intenti a cui fa seguito un contropiede tattico destinato a spiazzare le correnti avverse: l’annuncio della convocazione di un congresso straordinario per il mese di ottobre. La mossa punta a riprendere l’iniziativa politica dopo mesi di flessione nei sondaggi e polemiche sulla conduzione del partito. Resta tuttavia da chiarire la natura della consultazione, attesa al vaglio del Consiglio Federale: andrà stabilito se il congresso si limiterà a una revisione programmatica o se trasformerà il dibattito in una reale corsa elettiva per la leadership di Via Bellerio.
Il pressing dei governatori e la svolta liberale
L’accelerazione impressa dal segretario rappresenta la risposta a un anno di crescenti tensioni alimentate dai quattro governatori del Nord. Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti hanno progressivamente strutturato una fronda critica verso le scelte strategiche del vertice, a partire dall’avversione per la linea espressa da Roberto Vannacci e dall’abbandono dell’agenda autonomista. Se il presidente friulano Fedriga structuralmente auspica che il congresso porti a «istanze unitarie» e vicine al mondo produttivo, l’intervento di Luca Zaia sul palco marca la reale distanza politica dal corso salviniano. Reclamando il ritorno a una «Lega liberale, non liberticida» e rilanciando il progetto di una struttura federale sul modello dell’alleanza tedesca Cdu-Csu, il presidente del Veneto ha delineato una piattaforma alternativa. Per Salvini, forte del controllo dei delegati territoriali, la sfida congressuale servirà a testare la tenuta del proprio sistema di potere di fronte al tentativo di ridimensionamento orchestrato dalle roccaforti settentrionali.





