L’Umbria compie un nuovo passo nel dibattito sul fine vita. Giovedì 22 ottobre, l’Assemblea legislativa regionale ha approvato a maggioranza la proposta di legge di iniziativa popolare dedicata all’assistenza sanitaria alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di un farmaco letale. Il voto, arrivato al termine di una lunga discussione a Palazzo Cesaroni, a Perugia, ha registrato 11 favorevoli, 6 contrari e 3 astensioni. La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha scelto di non partecipare alla votazione. L’esito ha suscitato un lungo applauso in Aula.
Una proposta sostenuta da quasi 5.000 firme
Il provvedimento nasce dall’iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che ha raccolto 4.801 firme per chiedere regole regionali chiare sull’accesso al suicidio medicalmente assistito. Con questa approvazione, l’Umbria diventa la quinta Regione italiana a intervenire legislativamente sulla materia, dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. La legge affronta soprattutto l’organizzazione delle procedure sanitarie, i tempi e le modalità con cui le strutture regionali devono gestire le richieste, nel quadro dei principi stabiliti dalla normativa e dalla giurisprudenza costituzionale.
Le modifiche al testo e il confronto politico
Durante l’iter, l’Assemblea ha approvato diversi emendamenti. Tra le modifiche figura quella proposta da Maria Grazia Proietti, che ha eliminato il riferimento alla fase terminale della vita, considerato un possibile requisito aggiuntivo per accedere alla procedura. Il testo chiarisce inoltre che ogni azienda sanitaria locale dovrà definire le modalità attuative della legge. Altri emendamenti riguardano la verifica delle condizioni previste per l’accesso, l’informazione sulle cure palliative e la possibilità di sospendere o revocare la richiesta.
Il confronto politico resta acceso su un tema che intreccia diritti individuali, responsabilità mediche e questioni etiche. L’approvazione umbra riporta inoltre al centro il dibattito sull’assenza di una disciplina organica nazionale. La legge regionale definisce procedure sanitarie nell’ambito delle competenze della Regione, senza sostituire il quadro giuridico statale.
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