La proposta del “Reddito 2.0″, approvata a larghissima maggioranza dal 97,8% degli iscritti M5S nel programma varato con l’assemblea Nova, si candida a diventare la bandiera sociale della coalizione di centro-sinistra. Il Partito Democratico si è detto favorevole — pur con il capogruppo al Senato Francesco Boccia che richiama la necessità di adeguare lo strumento all’attuale contesto economico — ed esponenti di Avs condivideranno il tavolo di coordinamento. Perfino la renziana Raffaella Paita ha mostrato un’apertura condizionata alla tutela delle fasce deboli e al contrasto dei fenomeni di frode.
Il testo della misura, elaborato sotto la regia del vicepresidente del Movimento ed ex sottosegretario Mario Turco, intende correggere le criticità emerse nella prima versione del provvedimento. Il cuore della riforma risiede nel restyling profondo delle politiche attive del lavoro e dei centri per l’impiego regionali e nazionali, giudicati oggi inefficienti a livello locale. Il piano prevede la creazione di una nuova piattaforma informatica progettata per connettere direttamente i beneficiari occupabili con le aziende in cerca di personale, affiancata dal coinvolgimento diretto di imprese e Comuni per impiegare i percettori in attività socialmente utili nelle more dell’inserimento lavorativo.
Il nodo dei costi e le stime sulla platea dei beneficiari
L’ipotesi di lavoro stimata dal M5S individua un fabbisogno lordo annuo compreso tra i 9 e i 10 miliardi di euro. Considerato che l’attuale Assegno di Inclusione introdotto dal governo Meloni assorbe tra i 5 e i 6 miliardi di risorse pubbliche, la manovra richiederebbe un reperimento netto di circa 3-4 miliardi di euro di nuove coperture.
La motivazione politica alla base del rilancio è stata ribadita da Giuseppe Conte, che ha sottolineato la necessità di contrastare la crescita della povertà assoluta e relativa, arrivata a coinvolgere circa 13 milioni di italiani. Secondo la leadership pentastellata, le modifiche apportate dal centro-destra non hanno eliminato il problema sociale, ma si sono limitate a tagliare drasticamente le tutele per una porzione consistente di cittadini indigenti.
Le coperture economiche: tassa sulle speculazioni, fondo sovrano e scala mobile fiscale
Per finanziare il Reddito 2.0 e le altre misure economiche a sostegno del ceto medio e dei lavoratori, il Movimento 5 Stelle punta a depositare un pacchetto di riforme fiscali focalizzato sulle rendite e sulle grandi operazioni finanziarie. La misura cardine prevede la tassazione delle transazioni algoritmiche ad alta frequenza, ovvero un’imposta sugli utili netti derivanti dal trading automatizzato di grandi quantitativi di titoli effettuato da banche e grandi operatori, per alimentare un fondo destinato al taglio delle tasse su lavoro e imprese.
A questa proposta si affianca il prelievo sulle grandi attività finanziarie e sui patrimoni superiori ai 5 milioni di euro. Sul fronte della tutela del potere d’acquisto, il M5S intende introdurre la scala mobile fiscale per contrastare il fiscal drag: un meccanismo di riallineamento automatico annuale degli scaglioni Irpef, delle detrazioni e delle soglie di reddito all’andamento dell’inflazione, evitando che l’aumento dei prezzi si traduca in un maggior prelievo fiscale reale sui contribuenti. Il quadro delle misure economiche si chiude con la creazione di un Fondo Sovrano di Investimento, un veicolo finanziario pubblico strutturato per mobilitare almeno 100 miliardi di euro di investimenti strategici nell’economia reale.

