Il Consiglio dei ministri approva l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale della legge della Regione Veneto sul suicidio medicalmente assistito, aprendo una frattura apertissima nella maggioranza di governo. La scelta di Palazzo Chigi di affondare il testo normativo simbolo della gestione di Luca Zaia e sostenuto dall’attuale governatore leghista Alberto Stefani trasforma una delibera tecnica in un caso politico ad altissima tensione.
La decisione del governo Meloni segue la linea già adottata per le norme regionali di Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, ma l’impatto politico colpisce questa volta direttamente l’asse di centrodestra.
Lo strappo della Lega: Salvini abbandona il Cdm, Calderoli vota contro
Il momento di massima tensione si è consumato durante la seduta di ieri a Palazzo Chigi. Alla lettura dell’ordine del giorno relativo al ricorso contro la legge veneta, il vicepremier e segretario leghista Matteo Salvini si è alzato dal tavolo ed è uscito in silenzio dall’aula, rifiutando di partecipare al voto e dando indicazione al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di astenersi.
La linea del Carroccio si è formalizzata con il voto contrario espresso al tavolo dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, chiamato paradossalmente a firmare l’atto contro i suoi stessi compagni di partito. «La Lega di governo non andrà mai contro una legge regionale leghista», hanno ribadito gli ambienti del Carroccio in serata, difendendo la legittimità della norma regionale veneta che, secondo Calderoli, «resta all’interno dei limiti delle competenze regionali limitandosi a definire le procedure di accesso».
Forza Italia e le opposizioni: lo scontro sul vuoto legislativo
L’impugnazione ha incassato il sostegno dei ministri di Forza Italia, pur accompagnato dalla sollecitazione a un intervento del Parlamento. Il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come la mancanza di un quadro normativo unico stia alimentando «il turismo della morte», chiedendo che sia la politica e non la Consulta a definire una legge nazionale coordinata. Dello stesso avviso la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che pur votando a favore ha avvertito sul rischio di «stringere ulteriormente gli spazi della politica e andare incontro a una deriva eutanasica».
Duri gli attacchi lanciati dalle forze di opposizione contro la spaccatura della coalizione. Il capogruppo del Partito Democratico al Senato, Francesco Boccia, ha evidenziato come «il governo impugni la legge del Veneto e Salvini non voti, mostrando il cortocircuito di una maggioranza divisa e in tilt». Critico anche Riccardo Magi di +Europa, che ha accusato l’esecutivo di agire da «centralizzatore contro i propri elettori e amministratori proprio mentre rivendica l’autonomia in Parlamento».

