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giovedì 23 Aprile, 2026
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Donald Trump e la guerra in Iran

“Il regime in Iran è intatto”: la guerra idealizzata da Trump rischia di fallire

Un rapporto degli 007 Usa avrebbe confermato che le prime due settimane di guerra non hanno portato ad un cambio di regime a Teheran

Da Laura Laurenzi
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Il regime degli Ayatollah in Iran sarebbe ancora in intatto e non è a rischio collasso. A riferirlo, dopo due settimane di guerra nel Golfo, è l’agenzia Reuters che fa riferimento a valutazione degli 007 statunitensi. Il conflitto fortemente voluto dal presidente Usa, Donald Trump, e sostenuto da Israele, potrebbe rivelarsi un fallimento. La peggiore delle ipotesi, al momento, è che la guerra continui a trascinarsi per mesi, senza che il regime di Teheran sia effettivamente scalfito.

Sembra che “numerosi” rapporti di intelligence abbiano confermato che gli Ayatollah hanno ancora il controllo sulla popolazione iraniana. Cinquanta anni di potere non possono essere cancellati in pochi giorni. La morte di Ali Khamenei nel primo giorno di bombardamenti ha portato con sé flebili speranze, spente pochi giorni dopo con l’elezione del figlio Mojtaba, ancora più vendicativo e anti-americano. Le dichiarazioni positive di Trump, secondo questa nuova realtà, assumono la forma appelli a mantenere la calma.

“La guerra in Iran è stata più semplice del previsto”, aveva dichiarato proprio ieri, sostenendo che la leadership del Paese islamico sarebbe stata “eliminata due volte”. Subito dopo, però, ha confermato che gli obiettivi del conflitto non sono stati ancora raggiunti nella loro interezza, per cui i raid proseguiranno. Fino quando non è dato saperlo.

A preoccupare sono anche le ammissioni di alcuni funzionari israeliani, in riunioni a porte chiuse, secondo cui non vi sarebbero certezze che una guerra possa portare davvero a un cambio di regime in Iran. Un’altra fonte informata avrebbe poi evidenziato come una delle ipotesi per portare realmente ad un rovesciamento del potere a Teheran sia quella di un’operazione di terra nel Paese.

Su questo aspetto, Trump si è lasciato andare a dichiarazioni sibilline. Sembra che gli Usa non vogliano escludere l’utilizzo delle milizie terrestri all’interno del conflitto, consapevoli però di tutte le conseguenze del caso. Le forze Usa hanno già subito forti perdite, ma una loro azione sul campo potrebbe imprimere una svolta unica al conflitto.

Mentre la guerra nel Golfo prosegue fino a data da destinarsi, il mondo osserva col fiato sospeso il prossimo passo di Donald Trump. I mercati oscillano, il prezzo del petrolio raggiunge picchi record e l’Europa corre ai ripari per lasciare intatti i flussi di energia durante il conflitto.

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