lunedì 28 Settembre 2026
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Quanto dipende davvero l’Italia dallo Stretto di Hormuz

Nelle prime due settimane di conflitto, i prezzi di petrolio e gas hanno raggiunto cifre impressionanti, provocando gravi ripercussioni anche sul nostro Paese

Di Laura Laurenzi
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Palazzo Chigi e la Farnesina hanno la possibilità di una “trattativa segreta” del nostro Paese con Teheran che permetta alle navi dirette ai nostri porti di attraversare lo Stretto di Hormuz. Una smentita che accende però l’attenzione sui reali interessi dell’Italia in questo particolare territorio.

Dopo due settimane di , il focus sullo Stretto di Hormuz resta centrale. Quella piccola striscia di è diventata il centro del mondo. In fin dei conti, è proprio lì che quotidianamente passano un quarto del petrolio scambiato via mare e il 20% del gas naturale liquefatto.

Per capire la gravità della situazione è necessario guardare i dati. Secondo l’Unione energie per la mobilità (Unem), l’Italia importa dal il 12,2% delle importazioni totali. Un numero importante, in particolare per le importazioni da Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e , ma che impallidisce se comparato con altri .

Il nostro Paese dipende per il 41,7% da importazioni da Paesi africani. Nello specifico, dalla Libia, dalla Nigeria, dal Niger e dall’Algeria. Il secondo continente per importanza è l’Asia. Dall’Azeirbaijan infatti proviene il 16,8% del greggio e dal Kazakhistan il 13,1%. Seguono gli Stati Uniti da cui acquistiamo il 9% del petrolio e il da cui prendiamo il 2,4%.

Un problema più complesso riguarda il gas naturale liquido. L’Italia importa il 45% del totale proprio dal Qatar, grazie a contratti pluriennali con Edison ed , che prevedono il trasporto di questo carburante attraverso lo Stretto di Hormuz.

In sostanza, quindi, l’Italia si trova in una situazione di estrema difficoltà. Se con il petrolio sarà più semplice variegare le importazioni, la possibile problematica ad importare gas potrebbe far schizzare le bollette a cifre record, visto che in Italia anche il 50% dell’elettricità viene prodotta da gas naturale.

Al contempo, gli aumenti riguardano anche il prezzo medio di benzina e diesel. Oltre all’aumento del costo del gas, pesa su questi anche la crisi globale del petrolio. Quindi, anche se l’Italia non è toccata eccessivamente da questa crisi, quando l’intero settore soffre, gli aumenti riguardano anche i Paesi meno dipendenti dall’Iran.

Il prezzo del gas in Europa non si decide sulla base di dove importa ogni singolo Paese, ma ad Amsterdam. Quindi, quando uno shock colpisce un quinto del petrolio mondiale, a pagarne le in bolletta sono tutti i Paesi europei. Dopo la crisi del petrolio russo, lo Stretto di Hormuz ha insegnato ancora una volta all’Italia e all’Europa l’importanza della diversificazione dei mercati.

Leggi anche: Palazzo Chigi nega l’avvio di negoziati segreti con l’Iran sullo Stretto di Hormuz

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