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sabato 18 Aprile, 2026
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Fiona Hill

Fiona Hill: “Stiamo camminando verso la Terza guerra mondiale”

L'intervista all'analista americana: "Putin sta guadagnando dalla crisi in Medio Oriente"

Da Alessio Matta
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Il rischio di un nuovo conflitto globale non nasce da una scelta lucida ma da una serie di passi compiuti quasi senza accorgersene. È questo il messaggio lanciato da Fiona Hill, analista di politica estera ed ex direttrice per Europa e Russia del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca durante la prima presidenza di Donald Trump. In un’intervista a Repubblica, Hill avverte che il mondo potrebbe scivolare verso uno scontro di dimensione globale senza che le potenze coinvolte abbiano davvero deciso di farlo.

«Stiamo camminando come sonnambuli verso la Terza guerra mondiale, o comunque verso un conflitto che ha già una dimensione globale», dice Hill. L’immagine dei “sonnambuli” non è casuale: richiama il famoso romanzo dello storico Christopher Clark, che racconta come le potenze europee entrarono nella Prima guerra mondiale nel 1914 quasi senza rendersi conto delle conseguenze delle proprie mosse.

Secondo l’analista, il nodo riguarda il ruolo dell’Europa. Gli Stati Uniti, spiega, starebbero cercando di mettere gli alleati europei davanti a una scelta netta sul conflitto in Medio Oriente e sulle sue possibili conseguenze strategiche. «Gli Stati Uniti stanno cercando di mettere gli europei sulla difensiva per tirarli dentro. Dovete capirlo e decidere cosa fare», afferma.

Per Hill la Nato dispone già di uno strumento utile per aprire una discussione tra gli alleati. I Paesi membri potrebbero invocare l’articolo 4 del Trattato Atlantico, che prevede consultazioni quando uno Stato ritiene minacciata la propria sicurezza. Un esempio, spiega, potrebbe essere legato ai missili lanciati contro la Turchia.

L’obiettivo di una consultazione sarebbe chiarire natura del conflitto, modalità con cui viene condotto e scopi politici. Solo dopo questo passaggio, sostiene Hill, gli Stati europei dovrebbero prendere una decisione: partecipare allo scontro oppure restarne fuori.

Nel quadro internazionale, intanto, la Russia osserva con attenzione gli sviluppi. Secondo Hill il Cremlino trae alcuni vantaggi dalla situazione. «Putin sta guadagnando dalla crisi, ma spera anche che Trump si impantani in Medio Oriente come lui ha fatto in Ucraina», afferma.

Il fattore energetico pesa molto. L’aumento del prezzo del petrolio porta nuove entrate a Mosca e offre risorse utili per sostenere lo sforzo militare in Ucraina. Questo però non risolve tutti i problemi della Russia. Hill sottolinea che il vero punto debole riguarda il reclutamento dei soldati. «Il problema di Putin è la grave crisi nel trovare nuove truppe. I soldi non bastano a creare persone che non esistono», osserva.

Resta poi aperta la questione delle sanzioni. La decisione americana di alleggerire alcune restrizioni sul petrolio russo ha sollevato dubbi tra gli alleati occidentali. «C’è chi la considera un tradimento», spiega Hill, suggerendo che dietro la scelta possano esserci interessi economici condivisi tra Mosca e alcuni attori della regione del Golfo, oltre alla volontà di contenere l’aumento del prezzo del greggio.

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