Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, risponde a quanto dichiarato al teatro Parenti di Milano dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, secondo la quale la vittoria del NO al Referendum porterebbe a “decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini”, con “immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà“.
Durante la registrazione della trasmissione ‘Accordi e disaccordi’, infatti, il procuratore ha affermato: “Se loro sono convinti di questo, dovrebbero chiedere al ministro Nordio per quale motivo non manda gli ispettori, quindi è un’omissione da parte del ministero...?”.
Ha poi aggiunto: “In base ai rilievi disciplinari, esiste al ministero della Giustizia un ufficio ispettivo con 18 magistrati che compongono un ufficio ispettivo. Spetta al ministro della Giustizia mandare gli ispettori quando si ritiene ci siano quelle cose elencate che abbiamo sentito nell’intervista”.
Questo è solo l’ultimo degli episodi in cui Gratteri, sceso fin da subito in campo a favore del no al referendum, si è scontrato con la Presidente del Consiglio e il ministro della giustizia.
Un confronto caratterizzato da toni accesi e colpi bassi: da una parte Nordio, che ha definito para-mafiosi alcuni meccanismi all’interno della magistratura; dall’altra il procuratore capo di Napoli, che ha sostenuto che sarebbero gli imputati a votare si.
A rincarare la dose ci ha pensato la Presidente del consiglio Meloni, la cui cui campagna per il si ha mirato ad attaccare i magistrati, più che a dimostrare la bontà della riforma del Governo.
A pochi giorni dal voto il tema della giustizia e delle sue vere problematiche, come i tempi lunghi, è completamente scomparso dal dibattito pubblico. Si è passati ad una serie di attacchi reciproci senza esclusioni di colpi.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube
