Il voto di fiducia
Giorgia Meloni teme la sconfitta. Ormai lo scenario di una vittoria del “No” non è più solo un’ipotesi, ma una possibilità reale gestita con una strategia precisa per evitare il crollo, come quello vissuto da Renzi nel 2016. Secondo fonti vicine a Fratelli d’Italia, l’idea sarebbe quella di archiviare la pratica referendaria in tempi record.
Come? Chiedendo un voto di fiducia immediato, non su una mozione politica (troppo rischiosa), ma su un provvedimento già in discussione. Le opzioni sul tavolo potrebbero essere il DL Sicurezza al Senato o il DL Energia alla Camera, entrambi previsti per la settimana successiva al voto, al fine di dimostrare che a prescindere la coalizione di centro destra è solida e compatta.
Chi rischia di più
In caso di sconfitta, la Premier potrebbe sacrificare alcune pedine chiave della campagna referendaria, come Giusy Bartolozzi (il capo di gabinetto della Giustizia è finita nel mirino dopo alcune recenti dichiarazioni che non sono piaciute ai vertici di FDI) e addirittura il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il cui futuro resta un mistero. In Fratelli d’Italia c’è chi spinge per un suo “passo indietro spontaneo”, anche se i fedelissimi del Ministro negano ogni ipotesi di dimissioni.
Lo scenario opposto
Una vittoria del Sì rappresenterebbe per Meloni un trionfo assoluto, utile a zittire per un po’ le opposizioni e a blindare definitivamente i suoi uomini più fidati, mettendoli al riparo da ogni attacco. Personaggi come Andrea Delmastro, spesso al centro di polemiche e “pasticci” giudiziari o mediatici, verrebbero protetti, grazie a una decisione popolare che ha promosso la linea del governo sulla giustizia.
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