A poche ore dall’ultimatum di Donald Trump, la tensione nel Golfo Persico , continua a salire. Il Presidente Usa ha minacciato di annientare le centrali elettriche iraniane se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto immediatamente, ma la reazione della Repubblica Islamica non è da meno. Attraverso l’agenzia di stampa Tasnim, Teheran ha infatti dettato sei condizioni chiave per porre fine alle ostilità, delineando una nuova strategia che punta a scardinare la presenza americana nella regione.
Secondo un alto funzionario della sicurezza iraniana, il Paese starebbe agendo seguendo un piano elaborato mesi fa, basato sulla cosiddetta “pazienza strategica”. I vertici militari di Teheran sostengono di aver già neutralizzato le difese aeree nemiche e di aver acquisito il pieno controllo dello spazio aereo. Per questo motivo, al momento la Repubblica Islamica esclude qualsiasi ipotesi di un cessate il fuoco imminente, a meno che Washington non accetti clausole pesantissime come la chiusura definitiva di tutte le basi militari statunitensi nel Medio Oriente e il pagamento di risarcimenti economici per i danni subiti dall’Iran.
Ma il piano prevede anche garanzie internazionali affinché il conflitto non si ripeta, la fine delle ostilità su tutti i fronti regionali e un nuovo assetto giuridico per lo Stretto di Hormuz, che darebbe all’Iran un potere legale ancora più forte sul transito del petrolio. Infine, viene chiesta l’estradizione di figure legate a media stranieri considerati ostili al regime.
Nonostante alcuni attori regionali stiano già tentando una mediazione disperata, l’Iran resta fermo sulle proprie condizioni che devono essere prese in seria considerazione o la guerra proseguirà. Con il traffico petrolifero bloccato e i mercati dell’energia nel caos, il mondo attende ora la risposta della Casa Bianca allo scadere delle 48 ore.
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