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sabato 18 Aprile, 2026
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Le 6 condizioni dell’Iran per lo stop alla guerra

Mentre scade il countdown delle 48 ore fissato dalla Casa Bianca per la riapertura di Hormuz, Teheran risponde con un piano in sei punti. Non solo il rifiuto di cedere, ma la richiesta di un ritiro totale degli Stati Uniti dal Medio Oriente

Da Silvia Forconi
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A poche ore dall’ultimatum di Donald Trump, la tensione nel Golfo Persico , continua a salire. Il Presidente Usa ha minacciato di annientare le centrali elettriche iraniane se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto immediatamente, ma la reazione della Repubblica Islamica non è da meno. Attraverso l’agenzia di stampa Tasnim, Teheran ha infatti dettato sei condizioni chiave per porre fine alle ostilità, delineando una nuova strategia che punta a scardinare la presenza americana nella regione.

Secondo un alto funzionario della sicurezza iraniana, il Paese starebbe agendo seguendo un piano elaborato mesi fa, basato sulla cosiddetta “pazienza strategica”. I vertici militari di Teheran sostengono di aver già neutralizzato le difese aeree nemiche e di aver acquisito il pieno controllo dello spazio aereo. Per questo motivo, al momento la Repubblica Islamica esclude qualsiasi ipotesi di un cessate il fuoco imminente, a meno che Washington non accetti clausole pesantissime come la chiusura definitiva di tutte le basi militari statunitensi nel Medio Oriente e il pagamento di risarcimenti economici per i danni subiti dall’Iran.

Ma il piano prevede anche garanzie internazionali affinché il conflitto non si ripeta, la fine delle ostilità su tutti i fronti regionali e un nuovo assetto giuridico per lo Stretto di Hormuz, che darebbe all’Iran un potere legale ancora più forte sul transito del petrolio. Infine, viene chiesta l’estradizione di figure legate a media stranieri considerati ostili al regime.

Nonostante alcuni attori regionali stiano già tentando una mediazione disperata, l’Iran resta fermo  sulle proprie condizioni  che devono essere prese in seria considerazione o la guerra proseguirà. Con il traffico petrolifero bloccato e i mercati dell’energia nel caos, il mondo attende ora la risposta della Casa Bianca allo scadere delle 48 ore.

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