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domenica 19 Aprile, 2026
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Base italiana colpita da un drone in Kuwait

Un drone ha colpito una base italiana in Kuwait: distrutto un velivolo fondamentale per il contingente

La base risultava quasi del tutto evacuata, nessun connazionale è rimasto ferito nell'attacco

Da Laura Laurenzi
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Un drone ha colpito questa mattina la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita mezzi e militari americani e italiani. Al momento del bombardamento, il personale era in sicurezza per cui non si registrano vittime o feriti. Secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore della Difesa, è stato colpito un capannone in cui si trovava un ‘velivolo a pilotaggio remoto‘ della Task force air italiana, che è stato distrutto.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, ha confermato in una nota che il dispositivo distrutto era ” un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni”.

In considerazione del contesto piuttosto delicato, in quanto la base di Ali al Salem era finita più volte nel mirino dei droni lanciati dall’Iran nell’ambito della guerra regionale in corso, buona parte del contingente era stato evacuato.

Il drone distrutto era un Predator della Task Force Air

Da quanto riferisce Agenzia Nova, il velivolo colpito era un MQ-9A Predator, un drone a medio alta quota e lunga autonomia utilizzato per missioni di sorveglianza, ricognizione e raccolta di informazioni a sostegno della coalizione internazionale impegnata nella lotta al terrorismo.

Un velivolo di ultima generazione il cui costo può arrivare anche a 35 milioni di dollari. Si tratta di uno dei principali strumenti di intelligence, sorveglianza e ricognizione a disposizione delle forze armate italiane. Grazie ai suoi sensori è in grado di effettuare monitoraggio costante del territorio, identificazione di obiettivi e raccolta di dati di intelligence.

Queste sue caratteristiche lo avevano reso un assetto fondamentale per il proseguimento della missione. Per questo motivo era rimasto schierato nella base di Ali al Salem anche dopo l’evacuazione di parte del contingente italiano.

Portolano: “Il Covi monitora la situazione nella base con italiani in Kuwait”

Portolano ha riferito che la situazione è costantemente monitorata anche dal Covi, il Comando Operativo di Vertice Interforze, che mantiene un contatto costante con le forze presenti nella base in Medio Oriente.  Il generale, inoltre, ha annunciato di aver immediatamente contattato il Colonnello Mangini per essere informato sulle condizioni del personale italiano presente al momento dell’esplosione e per avere notizie sulle conseguente dell’attacco. Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è stato aggiornato su tutti gli eventi che si sono verificati questa mattina.

Sulla questione si è espresso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il quale ha sostenuto che non vi sono pericoli per i militari italiani nella regione. “Il Kuwait è un obiettivo militare dell’Iran per la presenza di basi americane”, ha spiegato, chiarendo che questi attacchi non devono intimorire il Paese, che terrà invece fede agli impegni internazionali.

Perché ci sono militari italiani in Kuwait?

I militari italiani si trovano nella base colpita per l’operazione Prima Parthica, ovvero la missione con cui Roma contribuisce alle attività della coalizione internazionale a sostegno del governo iracheno nella lotta contro il gruppo jihadista Stato Islamico. In Kuwait è presente il Task Group Typhoon, con 320 militari dell’Aeronautica e una coppia di caccia Eurofighter Typhoon, impiegati per attività di sorveglianza e sicurezza aerea nell’area.

Proprio a causa dei recenti attacchi contro le basi militari presenti nella Regione, la maggior parte del contingente italiano è stato trasferito temporaneamente in Arabia Saudita, al fine di garantirne la sicurezza. Come riferisce il Ministero della Difesa, lo scorso 6 marzo erano già stati evacuati 239 militari dalla base di Ali al Salem.

Il precedente attacco alla base di Erbil

Quello di oggi è già il secondo bombardamento dall’inizio del conflitto in Iran contro basi presenti nei Paesi del Golfo e in cui sono di stanza soldati italiani. Solo tre giorni fa, lo scorso 12 marzo, un drone ha colpito la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove si trova personale italiano.

Anche in quell’occasione, nessuno dei nostri militari è rimasto ferito. Come spiegato dal colonnello Stefano Pizzotti, comandante dell’italian national contingent“, il personale era stato trasferito nei bunker in vista di possibili attacchi.

Leggi anche: Le prime morti degli Usa ma Trump non vuole fermare la guerra

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