“Ali Larijani si trova ora nelle profondità dell’inferno”. Con questo messaggio, ieri, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato da Tel Aviv la morte del capo della sicurezza nazionale iraniana, ucciso in un raid messo a segno grazie a informazioni di intelligence.
Un duro colpo per i vertici iraniani, che però non hanno atteso a lungo prima di mettere a segno la loro vendetta. Nella notte, una pioggia di bombe ha investito Tel Aviv e altre città israeliane. Sono almeno due le vittime dell’attacco. Una coppia di 70enni è deceduta dopo il crollo del tetto della loro abitazione a Ramat Gan, colpita da un missile di Teheran. I due si trovavano sulle scale, nel disperato tentativo di mettersi al sicuro. In totale, dall’inizio del conflitto, in Israele sono morte 14 persone.
Le Guardie della Rivoluzione hanno immediatamente rivendicato i bombardamenti, parlando di una serie di attacchi lanciati “per vendicare il sangue” di Ali Larijani e degli altri funzionari uccisi ieri in Iran. Secondo quanto riferito dalle Idf, per i bombardamenti sono state utilizzate munizioni che si disperdono in più ordigni e che per questo sono più difficili da intercettare e neutralizzare. L’Iron Dome, quindi, non ha potuto bloccare le bombe.
L’attacco in territorio israeliano è giunto a seguito di una serie di dichiarazioni durissime da parte del primo ministro, Benjamin Netanyahu. Parlando dell’eliminazione di Larijani, il premier aveva spiegato di aver agito con un unico obiettivo: aiutare la popolazione iraniana a liberarsi dal regime degli Ayatollah.
Successivamente, Netanyahu si era rivolto ai cittadini dell’Iran con un messaggio dal bunker del comando dell’Aeronautica Militare israeliana: “I nostri aerei stanno colpendo i terroristi sul territorio, agli incroci, nelle piazze cittadine per permettere al coraggioso popolo iraniano di celebrare la Festa del Fuoco. Ora festeggiate, vi guardiamo dall’alto“. Parole che hanno preceduto di poche ore i bombardamenti aerei che hanno terrorizzato Tel Aviv.
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