Donald Trump contro (quasi) tutti, un’ampia coalizione degli Stati Uniti si dirige dritto verso le aule di tribunale con una mossa legale fortissima. Ventiquattro Stati, guidati da una decina di grandi città, hanno deciso di trascinare il Presidente davanti alla Corte d’Appello di Washington. Il motivo? La Casa Bianca ha deciso di smantellare l’autorità legale del governo nel contrastare il cambiamento climatico, una scelta che per i governatori mette a rischio la salute dei cittadini.
Da cosa nasce la decisione
Il cuore dello scontro è l’Epa (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente) che ha revocato una conclusione scientifica che risaliva al 2009. La carta, infatti, stabiliva un principio cardine, ovvero che l’anidride carbonica e i gas serra sono una minaccia diretta per il benessere umano. Sembra assurdo, ma quel pilastro giuridico è stato cancellato e ora il governo non può più imporre limiti alle emissioni di scarico delle auto, delle centrali elettriche o dei pozzi petroliferi. In sostanza, Trump ha tolto i “freni” all’inquinamento per favorire l’industria pesante, e metà del Paese ha deciso di reagire.
Un secondo fronte dopo la guerra dei dazi
Questa nuova causa sul clima non è un fulmine a ciel sereno, ma la seconda azione legale degli Stati contro Washington in meno di tre settimane. Risale solo allo scorso 5 marzo, un’altra causa a Trump per i dazi globali del 10% sulle merci importate. Se quella però era una battaglia di legata ai prezzi e ai mercati, questa è una battaglia per l’aria che respiriamo e di interessa mondiale.
Sommando le due azioni legali, il quadro che emerge è quello di un’America spaccata a metà: da un lato la Casa Bianca che sembra puntare tutto sulla deregolamentazione, dall’altro i grandi Stati che usano i tribunali come ultimo possibilità per difendere sia l’economia che l’ambiente.
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