In mattinata Stati Uniti e Israele hanno mirato sull’impianto di arricchimento dell’uranio iraniano di Natanz. L’Organizzazione per l’energia atomica di Teheran ha però garantito che non si sono verificate fughe radioattive, né rischi per la popolazione residente nell’area. Ferma la denuncia dell’ente per quella che ha definito una violazione del Trattato di non proliferazione nucleare.
Non si è fatta attendere la risposta della Repubblica Islamica: due missili balistici sono stati lanciati contro la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a oltre 3.800 km di distanza. Un’operazione che, secondo fonti ufficiali, rappresenta “un passo significativo” nello scontro con Washington e che suggerisce una capacità missilistica superiore rispetto alle stime finora dichiarate – ferme a 2mila km.
Cresce inoltre la tensione con il Regno Unito. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghci ha accusato il premier Keir Starmer di mettere in pericolo i cittadini britannici, dopo aver autorizzato l’uso di basi militari a supporto delle operazioni degli Usa. E nel frattempo il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz, a margine di una riunione con il vicecapo di Stato Maggiore Tamir Yadai, ha dichiarato: “Questa settimana l’intensità degli attacchi condotti dalle forze armate israeliane e americane contro il regime iraniano e contro le infrastrutture ad esso collegate aumenterà significativamente”.
Ha aggiunto: “L’Idf è forte, come il fronte interno israeliano, e non ci fermeremo finché non saranno raggiunti tutti gli obiettivi di guerra”. Presenti alla riunione anche il capo dell’Intelligence militare Shlomi Binder, il direttore generale della Difesa Amir Baram, e ad altri alti funzionari.
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