L’amministrazione di Donald Trump non ha più il sostegno dei cittadini americani. Secondo un sondaggio condotto dall’Università del Massachusetts Amherst, il tasso di approvazione del presidente Usa è crollato al 33%. La rilevazione è stata condotta tra il 20 e il 25 marzo, a dimostrazione che la guerra in Iran ha abbassato notevolmente l’indice di gradimento dei cittadini statunitensi.
Il crollo è impressionante: lo scorso luglio il tycoon aveva ottenuto il 38% dei consensi e ad aprile, circa un anno fa, era fermo al 44%. Mese dopo mese le giravolte di Trump, la sua imprevedibilità e anche le decisioni in materia di politica estera hanno portato la popolazione Usa a sviluppare un certo scetticismo nei confronti dell’attuale amministrazione.
Il sondaggio ha rilevato che il 62% degli intervistati disapprova l’operato del presidente. Di questi, il 53% lo fa in modo netto. Altri sondaggi effettuati nello stesso lasso di tempo indicano i consensi di Trump in una forbice tra il 38% e il 41%. In ogni caso, troppo poco per definire la sua presidenza un successo.
Trump potrebbe chiudere la guerra in anticipo
La situazione più tragica riguarda le rilevazioni sul conflitto in Medio Oriente. Solo il 29% degli intervistati approva la guerra in Iran, mentre il 63% esprime un giudizio negativo sull’operato del presidente. Appare chiaro il motivo che starebbe spingendo il tycoon verso una chiusura breve del conflitto. Una guerra eccessivamente lunga rischierebbe di logorare ancora i suoi consensi.
Nelle ultime ore ha infatti iniziato a circolare l’indiscrezione secondo cui Trump sarebbe pronto a mettere fine al conflitto anche se lo Stretto di Hormuz dovesse restare in gran parte chiuso. Alcune fonti del Wall Street Journal hanno riferito che negli ultimi giorni il presidente e i suoi collaboratori avrebbero stabilito che la missione per riaprire Hormuz allungherebbe le ostilità oltre le 4-6 settimane preventivate.
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