L’Italia non andrà ai Mondiali del 2026 in Nord America. Per la terza volta di fila gli azzurri restano fuori dal torneo più importante del calcio. Dopo le assenze del 2018 e del 2022 arriva un’altra caduta che pesa come un macigno sulla storia sportiva del Paese.
La disfatta si è consumata a Zenica, contro la Bosnia. Il risultato finale parla chiaro: 5-2 ai rigori per i padroni di casa. Nei tempi regolamentari era finita 1-1, con il gol di Kean nel primo tempo. Poi la partita si è complicata: Italia in dieci uomini dal 42’ per l’espulsione di Bastoni, costretta a difendere e a soffrire fino alla lotteria dal dischetto.
Dagli undici metri è arrivato il colpo finale. Tiri sbagliati, gambe pesanti, poca lucidità. La Bosnia non ha tremato e ha conquistato una qualificazione storica. L’Italia invece ha toccato il punto più basso della sua recente storia calcistica.
A fine gara il commissario tecnico Gattuso si è presentato davanti alle telecamere con gli occhi rossi. Ha chiesto scusa ai tifosi, ha parlato di dolore e di responsabilità. Parole sincere, ma che non cancellano una delusione enorme.
Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha parlato di responsabilità oggettiva per la crisi del calcio italiano. Ha detto che il tema delle dimissioni sarà discusso dal consiglio federale. Una frase che suona come un rinvio. Eppure la realtà è sotto gli occhi di tutti: tre Mondiali saltati di fila non sono un incidente, ma un fallimento.
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