“Perderemo le elezioni di novembre”. È la confessione di un deputato repubblicano a Politico, che vede nella guerra in Iran la causa del crollo di Donald Trump ai sondaggi. E non ha tutti i torti. Il presidente Usa aveva convinto i cittadini a votarlo navigando l’onda dell’America First: niente più guerre, politica protezionista e priorità degli interessi nazionali. Ma ora questo cambio di rotta ha cementato, secondo il deputato, il tracollo del partito. Tanto che ammette di non essere sicuro che riesca a mantenere la maggioranza al Congresso.
Washington ha concentrato tutte le sue attenzioni sul conflitto in Iran, non considerando il carovita e l’aumento dei prezzi dell’energia. Entrambe conseguenze proprio dell’inasprirsi delle ostilità nei Paesi del Golfo. Anche se l’Iran dovesse mostrarsi più conciliante sulle condizioni per la tregua, non è detto che questo si traduca in una rapida ripresa dell’economia. Ed è ironico pensare che fu proprio l’inflazione e l’inadeguatezza delle politiche interne a condurre il predecessore di Trump, il democratico Joe Biden, verso la sconfitta.
Resta inoltre il nodo dei 10 punti relativi alla controproposta di Teheran, sui quali si fatica a raggiungere un compromesso. Non solo tra Iran e Stati Uniti, ma anche internamente al partito guidato dal tycoon. Il vicepresidente JD Vance ha spiegato che la tregua non può durare se la Repubblica Islamica non compie il “passo successivo”. Anche Pete Hegseth, segretario della Difesa, ha definito l’accordo come “una possibilità vera di pace”, ma ha sottolineato che le forze statunitensi restano pronte “a riprendere rapidamente le ostilità”. È però proprio sulla pace che dipende il destino politico del Presidente degli Stati Uniti.
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