I 16 anni di potere di Viktor Orban potrebbero essere prossimi alla loro conclusione. In Ungheria le urne sono aperte per le elezioni parlamentari e dalle 19 di questa sera avrà inizio uno spoglio che potrebbe decretare l’inizio di una nuova era per Budapest. Il 45enne Peter Magyar, ex alleato di Orban e oggi leader del partito di centrodestra Tisza, ha capitalizzato i consensi del suo Paese, sfruttando lo scontento del popolo per la stagnazione economica e l’aumento del costo della vita.
I sondaggi delle ultime due settimane indicano il candidato europeista in vantaggio tra il 38% e il 41%. Il partito Fidesz di Orban figura indietro di 7-9 punti percentuali, ma alcuni rilevamenti invece non escludono un testa a testa tra i due candidati. Il voto è seguito con un certo interesse anche da Bruxelles, visto che una eventuale sconfitta di Orban potrebbe sbloccare un pacchetto di aiuti Ue da circa 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina e ridurre l’influenza russa all’interno dell’Unione.
La campagna elettorale dell’attuale primo ministro ha puntato proprio sulla possibilità che la vittoria del suo avversario equivalga ad una entrata in guerra di Budapest contro la Russia. Un’accusa respinta con fermezza da Magyar, che ha invece ricordato come uno dei suoi obiettivi sia quello di procedere con un’agenda anticorruzione e il rilancio economico del Paese. Gli 8 milioni di ungheresi che sono chiamati oggi al voto dovranno scegliere il futuro della loro Nazione.
La posta in gioco per l’Ungheria
Eppure, la situazione è più complessa di quanto sembri. Diversi osservatori hanno ricordato come il sistema elettorale ungherese sia favorevole al partito più radicato nei collegi. Un dettaglio che potrebbe favorire Orban, in quanto Fidesz ha un radicamento territoriale superiore. Magyar, quindi, non dovrà solo vincere, ma dovrà cercare di ottenere una maggioranza qualificata tra i collegi uninominali. Senza questo passaggio, le riforme volute dal candidato europeista avrebbero difficoltà ad essere approvate.
Per queste ragioni il voto assume un’importanza ancora maggiore. L’Ungheria oggi dovrà scegliere il suo governo e in contemporanea potrà non confermare un’idea di sovranità stabilita, preferendo un riavvicinamento all’Europa e all’Occidente. Un passaggio che potrebbe quindi riscrivere anche gli assetti dell’Ue, così come i rapporti del Paese con gli Stati Uniti e l’Ucraina.
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