giovedì 13 Agosto 2026
Stretto di Hormuz, Donald Trump ph Instagram

Le alternative a Hormuz: l’Arabia Saudita ripristina la via verso il Mar Rosso

Ripristinato a pieno regime l'oleodotto Est-Ovest,, riuscendo ad aggirare le minacce di Teheran. Al contrario, Iraq ed Emirati Arabi restano ostaggi senza riuscire a liberarsi dal ricatto iraniano

Di Silvia Forconi
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Mentre lo Stretto di resta una trappola, l’ ha ufficialmente dichiarato la propria indipendenza strategica. Con il ripristino a pieno regime dell’oleodotto Est-Ovest,  è ora in grado di pompare 7 milioni di barili al giorno direttamente verso il Mar , rendendosi indipendente rispetto allo Stretto.

“Non abbiamo più bisogno di Hormuz”

Il Ministro dell’Energia saudita ha annunciato la ripresa di due importanti siti energetici colpiti nei giorni scorsi da . In un messaggio pubblicato su X, il ministero ha dichiarato che la ”capacità di pompaggio dell’oleodotto Est-Ovest è tornata ai livelli completi”. È stata inoltre recuperata una produzione di circa 300.000 barili al giorno nel giacimento di Manifa. Proseguono intanto i lavori per riportare a pieno regime anche il sito di Khurais, che potrebbe aggiungere ulteriori 300.000 barili giornalieri.

Il caso Iraq

Molto più  critica la situazione a Baghdad, nel pieno di un’emergenza: la produzione è crollata da 4,3 a 1,3 milioni di barili al giorno perché non ha vie d’uscita sicure. Il tentativo di utilizzare l’oleodotto che porta il petrolio di Kirkuk verso il turco di Ceyhan è dal braccio di ferro con la Regione autonoma del Kurdistan.

Emirati sotto

Nemmeno gli Emirati Arabi Uniti possono festeggiare. La loro alternativa a Hormuz, l’oleodotto ADCOP verso il porto di Fujairah, è finita sotto attacco. Lo scorso 3 marzo, i detriti di un drone abbattuto hanno colpito i terminali di stoccaggio, danneggiando la struttura. Con una capacità di soli 1,5 milioni di barili, già dimezzata dagli attacchi, Abu Dhabi non può garantire i flussi necessari a rassicurare i mercati mondiali.

Il nuovo fronte

Se l’Arabia Saudita è uscita dal raggio d’azione dell’Iran nello Stretto, è entrata in quello dei suoi alleati. Spostare tutto il petrolio verso il Mar Rosso significa portarlo a pochi chilometri dalle basi degli Houthi in Yemen. ”Abbiamo il dito sul grilletto’‘, ha avvertito il leader Abdul Malik al-Houthi.

Per il momento l’Arabia Saudita appare l’unica pedina capace di muoversi, mentre gli altri Paesi restano inchiodati dai sabotaggi e dalle divisioni interne. Per il del cherosene e del greggio europeo, la mossa di Riyadh è una boccata d’ossigeno, anche se la resta ancora un miraggio.

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