Tutto è accaduto domenica scorsa nello spogliatoio, quando l’arbitro, invece di limitarsi a richiedere i documenti d’identità previsti dal protocollo, ha chiesto ai dirigenti della squadra ospite di esibire i permessi di soggiorno di due calciatori.
“In 18 anni non mi era mai capitato, è discriminatorio”, ha dichiarato Roberto Mastellaro, presidente della Polisportiva San Precario. A rendere ancora più assurda la situazione è stata la presenza in squadra di un altro calciatore extracomunitario (con doppio passaporto inglese e slovacco), al quale però non è stato chiesto nulla, a differenza dei due compagni di origine africana.
“L’arbitro non è un ufficiale giudiziario”
Tarcisio Serena, presidente dell‘Aia Veneto, si è espresso da subito a nome dei vertici arbitrali: ”Nessun permesso di soggiorno deve essere mai richiesto dall’arbitro. Non è un ufficiale giudiziario”. Serena ha ricordato che per il riconoscimento sono necessari solo un documento d’identità, oppure un passaporto o un tesserino della Figc.
Anche il presidente della Figc della Regione, Giuseppe Ruzza, ha avviato un approfondimento sulla vicenda dopo aver ricevuto la segnalazione formale della squadra ospite, confermata peraltro dai dirigenti della squadra di casa, rimasti a loro volta sorpresi dalla richiesta.
Per il San Precario, che da anni corre in campo con il motto “Chi ama lo sport odia il razzismo”, quello che è successo non è stata semplice leggerezza. Il presidente Mastellaro non nasconde la preoccupazione riguardo a un clima generale sempre più teso. Ora bisognerà vedere cosa deciderà la Federazione, che dovrà valutare eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti del direttore di gara, ma resta il fatto che la questione abbia tutto il sapore di una discriminazione.
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