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sabato 18 Aprile, 2026
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Giorgia Meloni

Il lento declino di Meloni. Crollano alleati, credibilità e consensi

Dopo la sconfitta al referendum, gli attacchi di Trump e il malcontento interno sul mancato posizionamento in politica estera, la premier prova a cambiare rotta per evitare di perdere consensi. Una mossa disperata che mette in luce la difficoltà di un governo che rischia di logorarsi da solo

Da Laura Laurenzi
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Lo stop al rinnovo automatico del memorandum di difesa con Israele è solo l’ultimo disperato gesto di un governo che ha visto sgretolarsi i suoi pilastri principali. La vittoria del “No” al Referendum sulla Giustizia, la sconfitta di Viktor Orban in Ungheria e l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni sono tre eventi che in poco meno di un mese hanno destabilizzato un esecutivo convinto di essere l’unica alternativa possibile alla guida del Paese.

Ora la Presidente del Consiglio si trova asserragliata. La scelta del voto anticipato potrebbe essere letta come una vera e propria resa, oltre a lasciare spazio a un governo tecnico, ma la possibilità di lasciarsi logorare fino al 2027 sembra una decisione altrettanto pericolosa. “La vittoria ti conferma, ma la sconfitta ti riaccende”, aveva commentato in Aula a poca distanza dal risultato referendario. Il suo governo, però, sembra aver perso la sua fiamma.

Così Meloni ha intrapreso una strada intermedia. Davanti allo scontento della popolazione e alla delusione di parte del suo elettorato, la Presidente ha deciso di mostrarsi intraprendente, con cambi di linea e di posizionamento. Prima ha eliminato dal suo governo gli elementi più pericolosi per i consensi, chiedendo le dimissioni del Sottosegretario Andrea Delmastro, finito al centro di uno scandalo legato al clan Senese, della ministra del Turismo Daniela Santanchè, al centro di diverse indagini fiscali, e della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusy Bartolozzi, divenuta capro espiatorio della sconfitta alle urne.

Lo scontro con Trump

Poi, si è trovata a dover gestire la prima vera crisi nei rapporti con Donald Trump. Di fronte agli attacchi del tycoon contro Papa Leone XIV, Meloni ha prima cercato di evitare lo scontro diretto, per poi dover cedere alle pressioni di opposizione e cittadini. “Le sue parole sono inaccettabili”, ha scritto, scatenando l’ira del presidente Usa. “Quella inaccettabile è lei”, ha decretato il capo di Stato Usa, elencando tutti i fallimenti del suo esecutivo. Un cambio nei rapporti che potrebbe essere fatale per la premier.

È impossibile dimenticare, infatti, l’endorsement arrivato solo un mese fa, a pochi giorni dal voto sul referendum. “Meloni è una leader straordinaria, sta facendo un ottimo lavoro per l’Italia”, aveva detto al Corriere della Sera, lo stesso a cui il tycoon ha rilasciato le parole di critica contro la Presidente del Consiglio. In poche settimane, il suo giudizio sulla premier è cambiato radicalmente.

Il capo del governo, però, non ha potuto ignorare i sondaggi che hanno raccolto i timori della popolazione sui suoi rapporti con Trump. L’ultima rilevazione di Open Polis ha riportato che il 54,3% degli italiani, compresi gli elettori della maggioranza, interpreta il rapporto di vicinanza tra Meloni e Trump come un fattore di rischio. Una presa di posizione dura sembrava più che necessaria. Ora, la premier dovrà capire come ricucire lo strappo con Washington senza cedere alla sudditanza.

Il nodo dei rapporti di Meloni con Netanyahu

In contemporanea, lo scontento della popolazione per la questione mediorientale preoccupa il governo. Le piazze pro Pal e le proteste che hanno accompagnato il viaggio della Flotilla verso Gaza sono state la dimostrazione della posizione italiana sulla crisi in Medio Oriente. La nuova guerra contro l’Iran e gli attacchi di Tel Aviv in Libano hanno riacceso l’attenzione del popolo. Una posizione al momento non ignorabile, soprattutto se avvicinata a tutti i precedenti fattori di rischio. Sempre secondo Open Polis, l’81,7% degli italiani è preoccupato per il conflitto in Iran e il 39,9% vorrebbe che l’Italia trattasse in autonomia con la Repubblica islamica, ignorando Usa e Israele.

Il declino del centrodestra nei sondaggi

Così, oggi, è arrivata a sorpresa la sospensione del memorandum. Una prima presa di posizione, seppur non concreta, che tenta di alleviare i danni. I sondaggi, però, non mentono. La Supermedia Youtrend di aprile mostra un leggero calo nei consensi di FdI, che perde lo 0,1% e si attesta al 28,1%, ma registra anche una crescita ottimale di Pd (+0,6%) che tocca il 22,4% dei consensi.

Anche la Lega segna un -0,2% in rosso, così come Forza Italia, che scende al 7,7%. La crisi interna dei forzisti, che hanno visto la famiglia Berlusconi intervenire personalmente per imporre un cambio ai vertici del partito, rischia di indebolire ancora di più la coalizione di centrodestra. Meloni sembra essere ormai condannata a un lento declino. Dopo due anni e mezzo di stabilità, anche il suo esecutivo inizia a cedere sotto i colpi della sua stessa ambiguità e indecisione.

Leggi anche: “Lo stop al memorandum con Israele è insufficiente. Servono sanzioni”

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