L’Italia e l’Europa rischiano una carenza di farmaci nell’estate 2026. A denunciarlo è il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, il quale ha chiesto un intervento immediato dell’Ue a favore delle industrie farmaceutiche. All’origine della crisi c’è la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ennesima conseguenza della guerra voluta da Donald Trump e Benjamin Netanyahu si scaglia con violenza in Europa.
I rincari dei costi del greggio rischiano di far diventare non sostenibile la produzione di farmaci. La crisi in Medio Oriente è il terzo shock subito dal settore dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso. Si stimano rincari fino al 20%, che rischiano di avere un grave impatto sul Pil italiano, visto che nel solo 2025 ha garantito 69 miliardi di export.
Urso: “Serve più indipendenza sulle materie prime per produrre farmaci”
Un’emergenza riconosciuta anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il quale ha confermato che l’Italia “è ancora troppo dipendente dall’estero per le materie prime”. Una mancanza che si paga cara. Al momento “si registrano rincari del 25% per l’alluminio, del 15% per i principi attivi e del 25% per vetro e carta destinati agli imballaggi”. Aumenti che ovviamente vanno a gonfiare il prezzo finale del prodotto, oltre a mettere sotto pressione le filiere produttive e ridurre la disponibilità di componenti.
L’argine a questo fenomeno è rappresentato solamente dal tipo di risposta che i singoli Paesi e l’Ue sono in grado di dare. “Bisogna garantire l’autonomia strategica del continente europeo nell’approvvigionamento dei principi attivi che servono a produrre i farmaci, in cui dipendiamo troppo dai produttori asiatici”, ha spiegato Urso, ricordando che questa vulnerabilità si lega al ruolo sempre più crescente di altri Paesi nello sviluppo di nuove molecole e cure.
“Mentre Usa, Cina, Emirati Arabi, Singapore e Arabia Saudita hanno puntato sull’innovazione, l’Europa continua a perdere terreno”, ha criticato Cattani, chiedendo all’Ue riforme che non vadano a punire uno dei settori più redditizi che l’Italia possiede. Nel solo 2025 la produzione ha raggiunto i 74 miliardi, con oltre 4 miliardi di investimenti complessivi, di cui più di 800 milioni destinati alla ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Numeri che ora sono a rischio a causa del conflitto in Iran.
Leggi anche: Meloni contraria al gas russo. Salvini le fa opposizione: “Non possiamo farne a meno”
Seguite La Sintesi sui nostri social!
