giovedì 13 Agosto 2026
Farmaci ph Unsplash

“Entro l’estate rischiamo carenze di farmaci”. L’Italia paga il prezzo della guerra di Trump

La crisi nasce dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal conseguente rincaro delle materie prime. Farmindustria: "Stimiamo aumenti fino al 20%"

Di Laura Laurenzi
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

L’Italia e l’Europa rischiano una carenza di farmaci nell’estate 2026. A denunciarlo è il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, il quale ha chiesto un intervento immediato dell’Ue a favore delle industrie farmaceutiche. All’origine della crisi c’è la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ennesima conseguenza della guerra voluta da e Benjamin Netanyahu si scaglia con violenza in Europa.

I rincari dei costi del greggio rischiano di far diventare non sostenibile la produzione di farmaci. La crisi in Medio Oriente è il terzo shock subito dal settore dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso. Si stimano rincari fino al 20%, che rischiano di avere un grave impatto sul Pil , visto che nel solo 2025 ha garantito 69 miliardi di export.

Urso: “Serve più indipendenza sulle materie prime per produrre farmaci”

Un’emergenza riconosciuta anche dal ministro delle Imprese e del , , il quale ha confermato che l’Italia “è ancora troppo dipendente dall’estero per le materie prime”. Una mancanza che si paga cara. Al momento “si registrano rincari del 25% per l’alluminio, del 15% per i principi attivi e del 25% per vetro e carta destinati agli imballaggi”. Aumenti che ovviamente vanno a gonfiare il finale del prodotto, oltre a mettere sotto pressione le filiere produttive e ridurre la disponibilità di componenti.

L’argine a questo fenomeno è rappresentato solamente dal tipo di risposta che i singoli Paesi e l’Ue sono in grado di dare. “Bisogna garantire l’autonomia strategica del continente europeo nell’approvvigionamento dei principi attivi che servono a produrre i farmaci, in cui dipendiamo troppo dai produttori asiatici”, ha spiegato Urso, ricordando che questa vulnerabilità si al ruolo sempre più crescente di altri Paesi nello sviluppo di nuove molecole e .

“Mentre Usa, Cina, Emirati Arabi, Singapore e Arabia Saudita hanno puntato sull’, l’Europa continua a perdere terreno”, ha criticato Cattani, chiedendo all’Ue che non vadano a punire uno dei settori più redditizi che l’Italia possiede. Nel solo 2025 la produzione ha raggiunto i 74 miliardi, con oltre 4 miliardi di investimenti complessivi, di cui più di 800 milioni destinati alla ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Numeri che ora sono a rischio a del conflitto in Iran.

Leggi anche: Meloni contraria al gas russo. Salvini le fa opposizione: “Non possiamo farne a meno”

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook 

Instagram

TikTok

YouTube

 

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata