La guerra in Ucraina resta al centro dello scontro politico ed economico europeo. Mentre sempre più governi valutano se riaprire ai fornitori russi per affrontare la nuova emergenza energetica, Kiev alza la voce e chiede di non fare passi indietro.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un messaggio chiaro sui social: “Ogni dollaro speso per il petrolio russo è denaro per la guerra”. Un richiamo diretto ai partner occidentali, arrivato in un momento delicato per il mercato dell’energia. Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno ridotto le forniture e fatto salire i prezzi, spingendo diversi Paesi europei a discutere il ritorno al gas di Mosca.
Secondo Zelensky, allentare le sanzioni in vigore dall’inizio della guerra nel 2022 darebbe alla Russia nuove risorse per proseguire l’offensiva. Il leader ucraino ha ricordato che solo nell’ultima settimana le forze russe hanno lanciato oltre 2.360 droni, più di 1.320 bombe guidate e quasi 60 missili contro città e comunità ucraine. Ha anche denunciato la presenza in mare di oltre 110 petroliere della cosiddetta flotta ombra russa, cariche di più di 12 milioni di tonnellate di greggio. Un volume che vale circa 10 miliardi di dollari, fondi che, secondo Kiev, finiscono a sostenere nuove operazioni militari.
Nel dibattito europeo a favore della nuova collaborazione energetica con il Cremlino, è intervenuto negli scorsi giorni anche l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. “Penso sia necessario sospendere il ban che scatterà l’1 gennaio 2027 su 20 miliardi di metri cubi di gas che vengono dalla Russia”, ha dichiarato Descalzi nel suo intervento alla Scuola di formazione politica della Lega. Parole che riflettono la pressione crescente sul sistema energetico europeo, stretto tra la necessità di sicurezza e il peso delle sanzioni. Zelensky, però, resta fermo sulla sua linea: ridurre le entrate energetiche di Mosca resta uno degli strumenti chiave per fermare la guerra.
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