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giovedì 23 Aprile, 2026
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Frana Niscemi

A Niscemi i 200mila euro di donazioni per gli sfollati sono fermi da due mesi al Comune

Un fondo di beneficenza che raccoglie il contributo di privati ed enti. Ora si attende la delibera del 20 aprile per la ridistribuzione ai cittadini

Da Redazione
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Sono passati tre mesi dalla frana del 25 gennaio scorso e i 150 milioni di euro promessi dalla premier Giorgia Meloni non hanno ancora raggiunto Niscemi. Consapevoli delle tempistiche della burocrazia, i cittadini si sono mossi autonomamente. Numerosi privati, associazioni ed enti sono riusciti a raccogliere più di 200 mila euro da destinare alle circa 200 famiglie rimaste senza casa.

I primi di febbraio, dopo una delibera della Giunta, i fondi erano disponibili per essere ridistribuiti agli sfollati. Lo conferma la consigliera comunale Anna Zinna, eletta nella lista civica a sostegno di Valentina Spinello. Quest’ultima ha sottolineato che i residenti in difficoltà non hanno ancora ricevuto i soldi provenienti dalle donazioni.

Il nodo è l’atto di indirizzo. “Il sindaco ha sostenuto che è il Consiglio comunale a doverlo dare, ma in realtà è compito del sindaco e della Giunta comunale – spiega Zinna – Noi siamo stati chiamati in causa per dare indicazioni su come impiegarli, anche se con un semplice atto deliberativo della Giunta questi fondi sarebbero già stati distribuiti”. Come riporta l’articolo 107 del Testo Unico degli Enti Locali infatti, spetta alla Giunta comunale esprimere l’indirizzo politico sull’accettazione o sul rifiuto delle donazioni.

Con una lettera indirizzata al sindaco, il Comitato Evento Franoso a Niscemi ha chiesto che venga erogato un sussidio una tantum per alleviare il disagio abitativo di chi è stato evacuato. Il primo cittadino Massimiliano Conti – sostenuto da FdI, Lega, Udc e Noi con l’Italia – ha invece sostenuto che “non c’è alcun blocco”.

“L’opposizione prima non voleva decidere, poi su mia richiesta è stata fissata la data per la delibera il 20 aprile” – ha chiarito. La situazione, quindi, potrebbe sbloccarsi definitivamente domani.

Le condizioni degli sfollati

Conti ha confermato che finora agli sfollati è stato garantito solo il Contributo di Autonoma Sistemazione (Cas), mentre sul territorio sono stati erogati contributi per le imprese. “Il Cas e gli aiuti alle attività economiche che insistono sulla zona di incidenza della frana provengono da fondi diversi rispetto a quelli promessi dal governo”, ha spiegato però Zinna.

“Sono stati assegnati 25 alloggi che dicevano avrebbero avuto un canone sostenibile, ma abbiamo appurato che in realtà il canone di affitto sarà di circa 400 euro al mese per un nucleo familiare di 4 persone e verrà pagato per svariati anni” – conclude.

Come si legge nella comunicazione della Regione Sicilia, in data 11 febbraio 2026, il sindaco di Niscemi può gestire le procedure di individuazione degli aventi diritto e di erogazione dei contributi fino tra i 400 e i 900 euro al mese, sulla base della specifica condizione del nucleo famigliare.

I cittadini però, racconta la consigliera, hanno lamentato che il Cas è sufficiente per pagare gli affitti e qualche utenza, ma non per sopperire al resto delle necessità quotidiane. Alcune delle case a disposizione, peraltro, hanno bisogno di migliorie e mobili. Gli sfollati che hanno perso la loro abitazione pensavano di poter ricevere circa 5 mila euro attraverso la richiesta del “contributo immediato sostegno alla popolazione” e molti avrebbero anche anticipato i soldi in attesa di rendicontarli. “Esce invece fuori che questa richiesta non è rivolta a chi è ancora sfollato, ma a chi lo era ed è rientrato. Quindi non hanno potuto usufruire di questi 5 mila euro inizialmente promessi”, denuncia Zinna.

Una situazione, quindi, che rischia di diventare insostenibile. La maggior parte di coloro che ha perso la casa ha trovato una sistemazione provvisoria, ma c’è chi ha dovuto fare scelte drastiche, come stabilirsi da parenti o amici che però non hanno abbastanza spazio per ospitare tutti i membri del nucleo familiare.

A cura di Laura Laurenzi e Maria Vittoria Ciocci

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