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giovedì 23 Aprile, 2026
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Cosa sappiamo sull’inchiesta sui dossier illegali in Italia

Dalle indagini del 2024 sulla società Equalize fino alle perquisizioni della "Squadra Fiore": il caso dossieraggio si allarga e coinvolge servizi segreti, cybersicurezza del governo e forze dell'ordine

Da Laura Laurenzi
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La privacy esiste ancora o è solo un miraggio? L’inchiesta sul caso Dossieraggio partita nel 2024 che con diversi filoni di indagine sta cercando di comprendere se in Italia esistano davvero dei “centri di spionaggio illecito” che producono dossier su cittadini privati, politici e figure di spicco da vendere a terzi. Il tutto con la presunta collaborazione del servizi segreti italiani e delle forze dell’ordine.

Un’indagine complicata da svolgere ma anche da capire. Dis, Aisi, Aise, spyware, cybersicurezza: sono queste le parole principali che si ripetono nelle carte dell’inchiesta. Ma nel concreto cosa significano e quali rischi potrebbe aver corso la cittadinanza?

L’inizio del caso dossier

Il caso dossieraggio scoppia il 25 ottobre 2024, quando la Direzione distrettuale antimafia (Dda) scopre un presunto centro di spionaggio a Milano, guidato dall’ex super poliziotto Carmine Gallo, posto ai domiciliari e morto nel marzo 2025, e da Enrico Pazzali, presidente della Fondazione Fiera e titolare di Equalize, azienda ritenuta il perno dei presunti spionaggi illegali. Indagato anche Samuele Calamucci, un ingegnere e consulente aziendale. Quest’ultimo è accusato di essere riuscito a infiltrare una società che aveva creato il nuovo database del Viminale.

Secondo le indagini, quindi, questo gruppo aveva rapporti dalla criminalità organizzata ai servizi segreti e attraverso l’agenzia avrebbe offerto e venduto rapporti su cittadini grazie ad accessi abusivi a banche dati dello Stato. Informazioni altamente riservate, tali da ricostruire l’intero profilo di un cittadino, a cui si dovrebbe accedere solo per questioni legali o di sicurezza nazionale. Questi dossier, invece, sarebbero stati realizzati in cambio di soldi, ma anche “a scopo estorsivo o ricattatorio, per condizionare e influenzare i settori della politica e dell’imprenditoria”.

Ad aprile 2026 è stato chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, per le accuse di associazione a delinquere e altri reati. Inoltre, i pm di Milano hanno chiuso un secondo filone di indagine a carico di 81 sospettati, tra cui anche alcuni presunti clienti di Equalize.

Il caso della Squadra Fiore

Da questa prima inchiesta è stato possibile scoprire l’esistenza di una possibile rete di spionaggio allargata a tutto il Paese. Nel corso dell’interrogatorio dell’hacker Calamucci, emerge l’esistenza di una seconda agenzia dedita al presunto spionaggio illecito. Si tratta di quella che viene chiamata “Squadra Fiore“, che stavolta opera a Roma. Il 20 aprile 2026, scattano le perquisizioni dei carabinieri del Ros nella capitale e a Milano sui presunti membri di questo centro.

Anche in questo caso, la squadra sarebbe stata composta da ex appartenenti alle forze dell’ordine e dei Servizi segreti italiani. Tra gli indagati figura Giuseppe Del Deo, l’ex numero due del Dis, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. Si tratta dell’organo della Presidenza del Consiglio dei ministri che coordina e monitora le attività dell’intelligence e assicura le relazioni tra le agenzie, ovvero tra l’Asisi – l’Agenzia informazioni e sicurezza interna – e l’Aise – il servizio di intelligence che opera fuori dal territorio nazionale.

Al centro delle indagini ci sono anche Carmine Saladino, ex MaticMind, e due consiglieri del Consiglio di amministrazione di Sind Spa, aziende italiane specializzata nella cybersicurezza, ovvero nella protezione dei dati digitali. Questo nuovo filone dell’inchiesta dossieraggi si concentra sulla possibilità che un software sia stato pagato dall’Aisi più del suo reale valore per agevolare un’azienda.

Sotto inchiesta anche l’imprenditore Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e già coinvolto nel 2006 nello scandalo Telecom-Sismi su presunte intercettazioni illegali e attività di spionaggio. Oggi è indagato per accesso abusivo ai sistemi informativi e intercettazione illecita. Secondo le indagini avrebbe gestito con altri “un gruppo criminoso con base a Roma, che commercializzava informazioni riservate” su commissione di imprenditori e professionisti in cambio di “remunerazione mensile e/o per singoli contratti”.

Il nome di Del Deo spunta nelle intercettazioni di un altro indagato, l’ex finanziere Rosario Bonomo. In una telefonata con una donna, quest’ultima gli “riferisce di essere a conoscenza che persone appellate ‘i neri di Del Deo‘ avrebbero fatto ‘casini dal Vaticano'”. Anche stavolta si tratterebbe di un gruppo dedito alla creazione di dossier illeciti con informazioni riservate. Un secondo centro di spionaggio su cui dovranno fare luce le indagini dei Ros, ma che lancia un allarme inquietante sulla sicurezza dei dati riservati e sensibili di qualunque cittadino italiano.

Leggi anche: “Gruppo di spionaggio clandestino con i servizi segreti italiani”. Ecco cosa sappiamo

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