Nello Stretto di Hormuz i Pasdaran sono passati di nuovo all’azione. Due imbarcazioni, identificate come MSC Aries e MSC Grace F, sono state sequestrate e scortate nelle acque territoriali iraniane per la presunta violazione delle norme marittime. Teheran ha sostenuto che le due navi non avrebbero rispettato i regolamenti della navigazione internazionale, usufruendo di sistemi di tracciamento irregolare e inficiando sulla sicurezza del traffico marittimo. I Guardiani della Rivoluzione islamica hanno incrementato i controlli nell’area, che funge da leva diplomatica contro gli Stati Uniti di Donald Trump.
I media iraniani, inoltre, hanno riportato che i Pasdaran avrebbero attaccato anche una terza nave. Quest’ultima, identificata con il nome Euphoria, si trova ora nelle coste della Repubblica Islamica. Lo ha confermato l’agenzia di stampa Fars, poco dopo che i Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato il precedente sequestro di altre due imbarcazioni, la Msc-Francesca e la Epaminodes.
L’Iran non arretra
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sentito al telefono il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi. Quest’ultimo ha ribadito che “l’attuale situazione nello Stretto di Hormuz è una diretta conseguenza dell’illegalità e dell’arbitrarietà dell’attacco militare degli Usa contro uno Stato membro dell’Onu”, evidenziando “l’inaccettabile silenzio dei Paesi europei”. Alla luce di questo, ogni misura avviata dalla leadership iraniana è volta alla tutela della “propria sicurezza nazionale dalla minaccia” dell’alleanza tra il tycoon e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. La responsabilità dello shock energetico, sottolinea nuovamente Araghchi, deve ricadere “sugli aggressori”.
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