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mercoledì 29 Aprile, 2026
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Nordio il ministro delle gaffe: dal metodo “paramafioso” al “codice genetico” colpa dei femminicidi

Uscite di scena, scivoloni sui femminicidi e ombre giudiziarie: così la gestione del Guardasigilli ha trasformato il rigore annunciato in una crisi di credibilità

Da Alessio Matta
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Il ministero della Giustizia doveva essere il luogo della sobrietà e del rigore. Negli ultimi anni è diventato il simbolo di una stagione confusa, segnata da tensioni interne, dimissioni a catena e dichiarazioni che hanno fatto discutere più delle riforme annunciate. Al centro di tutto c’è il Guardasigilli Carlo Nordio, protagonista di una serie di scivoloni che hanno logorato la sua immagine pubblica.

Il referendum che ha segnato una svolta

Il primo colpo è arrivato con la bocciatura del referendum sulla riforma della Giustizia. Una sconfitta politica netta, che ha lasciato il segno dentro il ministero e nella maggioranza. Dopo quel voto sono saltate alcune figure chiave, tra cui la potente capa di gabinetto Giusi Bartolozzi per il caso Almasri e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per i suoi rapporti emersi dall’inchiesta sul clan Senese.

Le uscite di scena non hanno fermato il malumore. Anzi, hanno alimentato la sensazione di un clima pesante negli uffici di via Arenula, dove diversi dirigenti hanno deciso di lasciare l’incarico. Ufficialmente per motivi personali, ma tra i corridoi si parla di un ambiente diventato difficile da gestire.

Le frasi che hanno acceso le polemiche

A pesare sul bilancio politico del ministro sono state soprattutto alcune dichiarazioni. Parole che hanno colpito per il tono e per il contenuto. Sul caso di Garlasco, ad esempio, il Guardasigilli ha sostenuto che dopo vent’anni è quasi impossibile ricostruire la verità giudiziaria, invitando di fatto ad arrendersi.

Ancora più discussa la frase sui femminicidi, quando ha spiegato che l’uomo, pur accettando la parità con la donna, conserva nel proprio codice genetico una certa resistenza. Un’affermazione che ha provocato critiche trasversali, dalle opposizioni alle associazioni femminili.

Durante la campagna referendaria è arrivata poi la battuta su Licio Gelli, citato come esempio per difendere la riforma. Un paragone che ha fatto rumore e ha dato l’idea di una comunicazione fuori controllo.

Il caso Almasri e l’ombra delle inchieste

Le tensioni sono cresciute con il caso del generale libico Almasri, accusato di torture e rimpatriato con un volo di Stato. La Procura di Roma contesta a Bartolozzi il reato di false dichiarazioni ai magistrati. In sostanza, gli investigatori ritengono che alcune ricostruzioni fornite sull’organizzazione del volo e sulle comunicazioni interne al ministero non corrispondano ai fatti. Per questo motivo è stata chiesta la sua messa a processo.

È stata l’ennesima scossa per un ministero già provato da polemiche e sospetti. Una vicenda che ha coinvolto anche il Quirinale sul piano istituzionale, aumentando la pressione politica sul Guardasigilli.

Leggi anche: Meloni difende Nordio sul caso Minetti: colpa dei giudici

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