Il caso Minetti scuote il ministero della Giustizia e spinge Carlo Nordio a chiudersi nel suo ufficio, in attesa di capire cosa emergerà dalle verifiche della procura generale di Milano.
Il Guardasigilli evita uscite pubbliche e rinuncia anche a impegni già fissati, come la presenza alla Camera per il rapporto Censis sull’avvocatura. A gestire la pressione politica e le domande dei cronisti ci pensa il viceministro Francesco Paolo Sisto, dopo un vertice mattutino con Nordio e Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia. La linea è chiara: difesa compatta e nessuna apertura sul piano politico.
Il punto centrale riguarda la correttezza della procedura della concessione della grazia e l’eventuale presenza di elementi non veritieri. Per Sisto la questione non è politica, ma giuridica. Se emergono irregolarità, la strada più solida sarebbe l’annullamento del provvedimento, più che una revoca.
Nordio prova a mantenere il controllo della situazione. Continua a lavorare su dossier e incontri istituzionali, ma il nervosismo è evidente. Nei giorni scorsi è intervenuto anche in televisione per respingere alcune accuse, rivendicando il rispetto delle procedure. Ma i dubbi restano, soprattutto sul perimetro dell’indagine e sulla gestione del caso da parte del ministero. Dal Quirinale arriva una posizione prudente. Il presidente Sergio Mattarella attende l’esito degli accertamenti senza prendere posizione. La richiesta di chiarimenti inviata a Nordio non viene letta come uno scontro, ma come un passaggio formale. La decisione finale spetta al capo dello Stato, ma solo dopo un’istruttoria completa.
Intanto la politica si divide. Fratelli d’Italia prepara un dossier per difendere il ministro e respingere ogni accusa diretta. L’idea è che eventuali responsabilità vadano cercate altrove, non al ministero. Se ci sono stati illeciti, sostengono, saranno altri a doverne rispondere.
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