mercoledì 6 Maggio 2026
Giovanni Melillo. ANSA_Riccardo Antimiani

“La riforma delle intercettazioni danneggia le indagini”. L’allarme del procuratore Antimafia

In una lettera ai ministri Nordio e Piantedosi, Giovanni Melillo denuncia le conseguenze della nuova disciplina sul contrasto alla criminalità organizzata. Rando (PD): "La lotta alle mafie non si fa solo con le commemorazioni"

Da Giustino Marai
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L’effetto della riforma delle intercettazioni voluta dal governo Meloni è “oltremodo grave e allarmante” e rischia di indebolire il contrasto a mafia e terrorismo: è quanto scrive il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo in una lettera inviata ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e alla presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo.

L’allarme del procuratore Melillo

Nella lettera, inviata lo scorso 20 aprile a Nordio, Piantedosi e Colosimo e appena resa pubblica da Il Corriere della Sera, Melillo denuncia “l’obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”. In particolare, la legge restringe notevolmente “il ricorso alle intercettazioni disposte in procedimenti collegati per l’accertamento di condotte quali la partecipazione a un’associazione sovversiva e di assistenza agli associati, ovvero l’istigazione e apologia di reato con finalità di terrorismo che reggono le dinamiche di reclutamento, anche di minori, in quelle pericolose organizzazioni criminali”; la conseguenza è anche quella di rendere inutilizzabile uno strumento investigativo fondamentale per l’accertamento di tutti o quasi tutti i reati dei cosiddetti “colletti bianchi” che collaborano con le organizzazioni criminali.

Rando (Pd): “Grave arretramento nel contrasto alle mafie”

“Lo abbiamo detto fin dall’inizio e oggi arriva anche l’allarme del procuratore nazionale Melillo: indebolire lo strumento delle intercettazioni significa indebolire la lotta alle mafie e al terrorismo”, ha dichiarato la senatrice Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie del Partito Democratico. “Le parole di Melillo sono chiarissime: la nuova disciplina frena le indagini e rappresenta un arretramento grave nella capacità dello Stato di contrastare la criminalità organizzata”. E conclude: “La lotta alle mafie non si fa solo con le celebrazioni e le commemorazioni, ma con scelte concrete e coerenti. Servono atti chiari, non provvedimenti che vanno nella direzione opposta. Il Governo si assuma la responsabilità di correggere una norma che rischia di compromettere anni di lavoro e di risultati nella lotta alla criminalità organizzata”.

M5S e Avs all’attacco

Dure critiche al governo anche dal Movimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi e Sinistra.
Nota il capogruppo in commissione Antimafia del M5S Luigi Nave: “È molto grave che i componenti della commissione Antimafia non siano stati informati della lettera che il procuratore nazionale antimafia Melillo ha inviato alla presidente Colosimo, oltre che ai ministri Nordio e Piantedosi, e di cui ha dato notizia oggi il Corriere della Sera. Sono passati 14 giorni dall’invio della lettera, la presidente Colosimo spieghi il perché di questa mancata comunicazione su un allarme fondamentale, che segnala un gravissimo arretramento della lotta alle mafie e ai reati dei colletti bianchi collegati alla criminalità organizzata”.
“I problemi posti da Melillo non sono in alcun modo eludibili”, afferma la capogruppo alla Camera di Avs Luana Zanella. “Noi siamo dalla sua parte e chiediamo un passo indietro rispetto ad una normativa che ha gravemente indebolito il contrasto alla corruzione e a tutte le più insidiose forme di illegalità”.

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