La stretta sull’accesso ai social per i minori di 15 anni resta impantanata. Il provvedimento bipartisan, firmato al Senato da Lavinia Mennuni (FdI) e alla Camera da Marianna Madia (allora Pd, oggi Iv) sembrava a un passo dal traguardo già nell’autunno scorso. Poi lo stop: l’esecutivo ha deciso di intervenire con un proprio disegno di legge. Il problema ancora irrisolto è come introdurre sistemi più stringenti per la verifica dell’età evitando soluzioni invasive come il caricamento di documenti o il riconoscimento biometrico, che violerebbero la privacy e l’anonimato degli utenti.
Mennuni: “Serve un’azione concertata”
Nonostante la sua firma sul ddl cassato, la senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni difende la scelta dell’esecutivo. “Il Governo ha reputato che fosse un tema di grandissimo rilievo e che quindi fosse bene attenzionarlo, oltre che a livello parlamentare, come già si sta facendo, anche con un’azione concertata da tutti i ministeri competenti”. Per la senatrice i lavori non sono fermi: “Ancora non sappiamo che tipo di provvedimento sceglieranno di proporre, potrebbe essere un decreto, più rapido, che comprenda anche un intervento di questo tipo oppure semplicemente implementare le aree di tutela dei minori, questo è ancora in via di definizione”.
Madia: “Bloccati mentre gli altri vanno avanti”
Di segno opposto la posizione di Marianna Madia, che critica lo stop al testo bipartisan. “A ottobre eravamo a un passo dall’approvazione, ora si rischia di andare oltre questa legislatura”. L’ex ministra rivendica il lavoro già svolto e avverte sui tempi: “Avevamo già l’ok dei partiti di maggioranza e di quasi tutta l’opposizione, e in un mese, tra Camera e Senato, la legge sarebbe passata. Il problema è che, anche qualora intervenisse il Governo, dovrebbero ricominciare tutti i tempi di confronto con Bruxelles. E poi è un po’ strano che azzerare un lavoro bipartisan, tra l’altro fatto insieme al Mimit. Siamo stati tra i primi in Europa a fare una proposta del genere, ora noi siamo bloccati e altri vanno avanti”.
L’Europa accelera
Mentre il dibattito italiano resta in stallo, in Europa si moltiplicano le iniziative. La Francia punta a introdurre il divieto di accesso ai social sotto i 15 anni già entro settembre, mentre la Spagna valuta una soglia più alta, a 16 anni, con possibili responsabilità penali per i vertici delle piattaforme in caso di violazioni.
Anche Bruxelles, preoccupata per l’impatto dei social sulla salute mentale dei minori, spinge per regole più stringenti. Solo pochi giorni fa, la Commissione europea ha accertato in via preliminare la violazione della legge europea sui servizi digitali da parte di Meta (proprietaria di Instagram e Facebook): l’azienda americana non avrebbe adempiuto all’obbligo di identificare e mitigare i rischi connessi all’accesso ai loro servizi da parte di minori di 13 anni.
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