lunedì 25 Maggio 2026
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“Si cancella il futuro dei giovani”: esplode la polemica sulla stretta migranti del Governo

Il Senato avvia l'esame del nuovo Ddl tra i rischi di costituzionalità e la protesta della società civile

Da Alessio Matta
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Il viaggio parlamentare del nuovo pacchetto di riforme sui flussi migratori comincia sotto una pioggia di critiche e interrogativi costituzionali. A distanza di mesi dal via libera del Consiglio dei ministri di febbraio, e dopo una lunga attesa per il visto contabile arrivato a primavera inoltrata, il disegno di legge ha ufficialmente fatto il suo ingresso nella commissione Affari costituzionali del Senato. Il testo introduce misure di forte impatto, come l’ipotesi del blocco navale in contesti specifici e il recepimento delle recenti direttive europee sul diritto d’asilo.

L’avvio del dibattito coincide però con un severo richiamo interno. Gli esperti del Servizio studi di Palazzo Madama hanno acceso un faro sulla solidità giuridica del provvedimento. Il dossier consiglia una profonda riflessione sui confini della delega concessa all’esecutivo per riscrivere l’intera normativa di settore. I tecnici rievocano un preciso precedente della Corte Costituzionale per ricordare che modifiche radicali rispetto al passato richiedono paletti rigidi e linee guida chiare, utili a limitare lo spazio di manovra del governo senza scavalcare le prerogative del Parlamento.

Oltre ai dubbi di natura costituzionale, la riforma deve fare i conti con la netta opposizione del mondo solidale. Ben ventisette sigle della società civile, tra cui spiccano Caritas, Save The Children, ActionAid e Fondazione Migrantes, hanno espresso forte preoccupazione per il futuro dei ragazzi stranieri giunti in Italia senza una famiglia. Il disegno di legge prevede infatti di ridurre l’assistenza prolungata per i neomaggiorenni, abbassando il limite di età dai ventuno ai diciannove anni. I rappresentanti delle diverse organizzazioni definiscono la misura come «una scelta di cui non comprendiamo le ragioni». Secondo gli attivisti, questo cambio di rotta rischia di produrre effetti pesanti sulle vite dei giovani, poiché «può significare in molti casi impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità necessaria all’inclusione positiva nella società».

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