Nelle ultime ore, un team di sub finlandesi ha recuperato le salme di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, le ultime due vittime ancora bloccate a 60 metri di profondità. Insieme ai corpi è stata riportata a galla l’ attrezzatura tecnica, comprese alcune GoPro, che ora gli inquirenti dovranno analizzare per ricostruire gli ultimi istanti dell’ immersione.
”Mancavano le certificazioni”
Arrivano ora le dichiarazioni di Orietta Stella, legale del tour operator Albatros Top Boat ed esperta speleosub. Secondo l’avvocato, nessuno dei subacquei coinvolti possedeva la certificazione necessaria: ”In base ai documenti e alle loro dichiarazioni, nessuno aveva un brevetto “full cave“, indispensabile per la penetrazione in grotta”. Per la professoressa Monica Montefalcone, ad esempio, risultava solo un brevetto da “caverna“.
La distinzione sta nel fatto che la caverna permette di mantenere visibile la luce solare e l’uscita mentre la grotta vera e propria inizia quando la luce scompare e richiede dotazioni specifiche come il Filo di Arianna, torce di riserva e indicatori di orientamento. Strumenti che, secondo la legale, sono mancati. Aumentano infine i dubbi sull’adeguatezza dell’equipaggiamento “ricreativo” utilizzato dal gruppo. Dalle prime indiscrezioni, la professoressa Montefalcone indossava una muta corta, un abbigliamento del tutto inadatto a quelle profondità e a quel tipo di ambiente ostile.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
