lunedì 28 Settembre 2026

”Nessun brevetto per la grotta”, i dubbi sulla tragedia dei sub alle Maldive

Recuperati gli ultimi corpi a 60 metri di profondità. La legale del tour operator: ''Mancavano le certificazioni necessarie e le attrezzature adeguate per un'immersione così estrema''

Di Silvia Forconi
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Nelle ultime ore, un team di finlandesi ha recuperato le salme di e Muriel Oddenino, le ultime due vittime ancora bloccate a 60 metri di profondità. Insieme corpi è stata riportata a galla l’ attrezzatura tecnica, comprese alcune GoPro, che ora gli inquirenti dovranno analizzare per ricostruire gli ultimi istanti dell’ immersione.

”Mancavano le certificazioni”

Arrivano ora le dichiarazioni di Orietta Stella, legale del operator Albatros Top Boat ed esperta speleosub. Secondo l’avvocato, nessuno dei subacquei coinvolti possedeva la certificazione necessaria: ”In base ai documenti e alle loro dichiarazioni, nessuno aveva un brevetto “full cave“, indispensabile per la penetrazione in ”. Per la Monica , ad esempio, risultava solo un brevetto da “caverna“.

La distinzione sta nel che la caverna permette di mantenere visibile la luce solare e l’uscita mentre la grotta vera e propria inizia quando la luce scompare e richiede dotazioni specifiche come il Filo di Arianna, torce di riserva e indicatori di orientamento. Strumenti che, secondo la legale, sono mancati. Aumentano infine i dubbi sull’adeguatezza dell’equipaggiamento “ricreativo” utilizzato dal gruppo. Dalle prime indiscrezioni, la professoressa Montefalcone indossava una muta corta, un del tutto inadatto a quelle profondità e a quel tipo di ambiente ostile.

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