La libertà di stampa negli Stati Uniti è ai minimi. A lanciare l’allarme è A.G. Sulzberger, editore del New York Times, che a Yale ha accusato i media americani di essersi letteralmente piegati a Donald Trump per tutelare i propri interessi economici.
Sulzberger accusa molti giornali di essersi arresi al volere della Casa Bianca per paura o per interesse. Alcuni hanno cancellato i commenti critici (anche in cause che avrebbero potuto vincere) come ha fatto il Washington Post di Jeff Bezos, optando per un linguaggio più gradito al tycoon. Altri hanno iniziato a usare le parole preferite dal Presidente, arrivando a chiamare il “Golfo del Messico” con il nome di “Golfo d’America“. Secondo l’editore, questo comportamento finisce solo per dare più forza a Trump. Intanto la sfida si è spostata nei tribunali, tra cause miliardarie, come quella fatta da Trump al Times, accusato di ”essere il megafono del Partito Democratico”.
La guerra sui social
Mentre molti editori cedono, Trump è solito a servirsi dei sui social network e dell’intelligenza artificiale per colpire gli avversari. L’ultimo fotomontaggio pubblicato dal Presidente mostra i suoi storici oppositori, tra cui Barack Obama, vestiti con la divisa arancione dei carcerati.
Davanti a questa situazione, A.G. Sulzberger ha voluto spiegare al mondo che arrenderci alle pressioni, ”serve soltanto a incoraggiare l’amministrazione a continuare ad attaccare la stampa”. Per questo motivo ha lodato quei pochi giornali che hanno resistito e ha concluso ricordando a tutti che il coraggio viene prima di tutto e che ”senza clienti coraggiosi, anche i migliori avvocati non possono difendere i diritti di una stampa libera e indipendente”.
