La Lega si riunirà il 19 e il 20 giugno a Treviso, in Veneto. La questione nevralgica che allarma gli esponenti del Carroccio è il nodo Vannacci. Il posizionamento che strizza l’occhio agli elettori di estrema destra non funziona più, in quanto è ormai un campo di appannaggio esclusivo di Futuro Nazionale. L’ex presidente di Regione Luca Zaia quindi, insieme ai governatori del Nord, avrà il compito di ridefinire la linea politica del partito, onde evitare il sorpasso ai sondaggi che ora è dietro l’angolo.
La Lega è impantanata intorno al 6%, mentre i vannacciani hanno raggiunto in poco tempo il 5%. Il rischio è quello di una sforbiciata dei seggi concessi a Matteo Salvini, attualmente 95. Ed è il motivo per cui si sta verificando un esodo dei leghisti verso il generale. Con i numeri di oggi, il partito fondato dal compianto Umberto Bossi potrebbe perdere circa 40 parlamentari.
Sul tavolo c’è anche la questione della legge elettorale: con quella in vigore, il Carroccio può scegliere i suoi candidati da proporre nei collegi uninominali – qui, nell’ultima tornata, vennero eletti 17 candidati per la Camera e 9 per il Senato –, mentre con lo Stabilicum o Melonellum dovrebbero negoziare il listino con la leader di Fratelli d’Italia. Un compito che spetterebbe al segretario Matteo Salvini.
In un tale momento di crisi, i leghisti veneti non intendono sostituire il ministro dei Trasporti alla guida della Lega, ma tentare di recuperare il potere politico ed elettorale radicato nel territorio. Un’iniziativa che gli esponenti del Carroccio sofferenti hanno affidato, appunto, a Luca Zaia. Ora primo interlocutore, peraltro, di Marina Berlusconi e della stessa Giorgia Meloni. Ma è un escamotage che potrebbe non bastare a salvare ciò che rimane della Lega, che nella sua storia vanta picchi tra il 25 e il 30%, ma che ora è ridotta (quasi) a un partito di minoranza.
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