L’inchiesta della Corte dei Conti della Campania e della Guardia di Finanza ha evidenziato un danno erariale di 1 milione e 300 mila euro sui fondi che, in realtà, erano destinati all’assistenza dei migranti presso il consorzio Maleventum di Benevento. Denaro che è stato utilizzato per acquistare prodotti di lusso targati Hermes, Chanel e Prada, insieme a viaggi e soggiorni a cinque stelle. Così le condizioni all’interno della cooperativa sono progressivamente degenerate.
Dai controlli sono emersi beni e servizi essenziali insufficienti, ma anche il mancato rispetto degli standard di sicurezza, gravi carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento e la violazione degli obblighi previsti dai capitolati d’appalto. È l’ennesimo tassello di un’indagine che nasce nel dicembre del 2018, quest’ultima sfociata in una condanna per i soggetti coinvolti: Paolo Di Donato – presumibilmente l’amministratore di fatto e dominus del consorzio –, gli amministratori e gli avvocati che hanno rappresentato l’ente dal 2014 al 2018.
Tra questi Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiure e Giovanni Pollastro, insieme all’ex funzionario della Prefettura di Benevento Felice Panzone, ovvero l’addetto ai centri di accoglienza, e gli ex dirigenti dell’Area Immigrazione della Prefettura Maria Rita Circelli e Giuseppe Canale. In particolare, Panzone avrebbe persino avvisato i complici dei controlli di routine all’interno dei centri – quindi quelli da parte della stessa Prefettura, ma anche di Asl, Nas e delle varie delegazioni delle Nazioni Unite – e, in un secondo momento, di non aver mai trasmesso a chi di dovere i rapporti che evidenziavano le criticità segnalate.
Prima dei controlli, Panzone scriveva: “Passate la cera”. Così sollecitava a coprire le scarse condizioni igieniche della struttura, in vista delle ispezioni. E nel frattempo il Maleventum continuava ad accumulare denaro, per un totale di 20 milioni euro tra il 2014 e il 2018. Tutti erogati dal Viminale. Una somma che aveva l’obiettivo di fornire assistenza e servizi ai migranti, che invece si ritrovavano a dover soggiornare all’interno di una struttura degradata.
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