Mercoledì 3 giugno la commissione Affari costituzionali alla Camera aprirà le audizioni sul testo della nuova legge elettorale. “Serve una legge che permetta a chi vince le elezioni, chiunque sia, di governare cinque anni senza inciuci”, afferma il vicepremier Matteo Salvini. Il centrodestra è determinato a procedere compatto contro il fronte progressista che, al contrario, ha già confermato più volte l’intenzione di fare muro. L’obiettivo della maggioranza però è chiaro: ottenere l’approvazione prima dell’autunno.
Dai “problemi di costituzionalità” alla “fretta sospetta” – ambiguità che evidenzia il deputato Pd Federico Fornaro –, sono diversi i punti che non convincono il campo largo. Il leader pentastellato Giuseppe Conte, ad esempio, ha dichiarato assertivo: “È mal impostata e andando a modificare singoli aspetti non cambia il risultato finale”. Nei prossimi giorni i partiti di opposizione si incontreranno per decidere la linea e fonti parlamentari sostengono che i rispettivi segretari non abbiano mai interrotto i contatti.
Non si ferma però il pressing da parte del centrodestra. Una legge elettorale approvata in estate e la possibilità di procedere con le elezioni anticipate, infatti, consentirebbero alla coalizione di presentarsi alle urne con un vantaggio. Il fronte progressista potrebbe trovarsi in difficoltà, tanto per la scelta del candidato premier, quanto per l’assenza – per ora – di un programma elettorale condiviso.
Il testo
Soglia del 42% per l’accesso al premio di maggioranza, tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, insieme all’eliminazione dei ballottaggi – se nessuno conquista la soglia minima –, oltre alla condizione necessaria affinché la coalizione vincente possa ottenere il premio: risultato omogeneo in entrambi i rami del Parlamento. È il testo bis che porta la firma del deputato Galeazzo Bignami (FdI). Prevede che alla Camera “i seggi” siano “ripartiti tra le liste e le coalizioni di liste con metodo proporzionale”, con “l’eventuale attribuzione di un premio di governabilità pari a 70 seggi complessivi da assegnare”.
Questo, in “favore della coalizione o della lista singola che abbia ottenuto il maggior numero di voti validi a livello nazionale in entrambe le Camere e che abbia conseguito almeno il 42% di voti validi in ciascuna di esse”. Stesso discorso si applica in Senato, dove però il premio corrisponde a “35 seggi complessivi”. Qualora non si raggiunga la soglia minima oppure la si raggiunga solo in una delle due Camere, per assegnare i seggi verrà utilizzato il sistema proporzionale.
Infine, il testo rende impossibile per il campo largo posticipare l’indicazione del candidato premier a dopo le elezioni, in quanto la mancanza di un nome condiviso implica l’inammissibilità alle liste. L’approvazione delle legge elettorale, così come è posta, potrebbe mettere il fronte progressista con le spalle al muro e costringerlo ad accelerare la costruzione delle fondamenta dell’intera coalizione.
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