Il G7 di Evian-les-Bains si presenta come un’occasione d’oro per la premier Giorgia Meloni. Che ha un obiettivo: riallacciare i rapporti con il Presidente Usa Donald Trump. Il borgo sul lago di Ginevra farà così da location per il primo faccia a faccia dopo l’attacco frontale del tycoon dello scorso 14 aprile. Sul tavolo ci sono diversi dossier: dalla guerra in Ucraina, al conflitto mediorientale, passando per il nodo delle spese per la difesa.
Su quest’ultimo punto, Meloni ha dovuto sedare i malumori interni all’esecutivo, nati dalle divergenze tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La crepa si è creata in seguito alla decisione di Palazzo Chigi di non aderire al piano SAFE.
Una scelta che nasce non solo dal ritardo sulla richiesta, la cui scadenza era fissata lo scorso 30 maggio – d’ora in avanti saranno accettabili solo gli investimenti congiunti con un altro Paese UE o con l’Ucraina –, ma anche dalla possibilità di accettare sì i 5 miliardi previsti dal piano, ma tagliando al contempo le spese per la difesa. Su questo Crosetto è stato irremovibile, pena le dimissioni. Tanto da ottenere un aumento delle spese sul Pil dello 0,35%, che verrà inserito nella Legge di Bilancio 2026.
Il dibattito sul riarmo è un problema per Meloni, soprattutto in prospettiva dell’incontro con Trump, che aveva chiesto ai Paesi Nato di destinare il 5% del Pil negli investimenti militari. Ma assecondare il tycoon, in questo momento, potrebbe costarle la presidenza del Consiglio. La priorità per i cittadini italiani ora è risolvere il nodo della crisi energetica. Se proprio si vuole investire nella sicurezza quindi, bisogna dare priorità alle criticità interne.
E infatti su questo ha puntato la premier – anche per rassicurare l’alleato Matteo Salvini, che teme il sorpasso di Roberto Vannacci –, la quale in Aula ha spiegato che l’aumento registrato dello 0,71% sul Pil è appunto destinato agli investimenti sulla sicurezza interna del Paese. Così facendo potrà comunque vantare il 2,8% degli investimenti militari, quando ad Ankara si terrà il vertice Nato.
Nel frattempo, il ministro della Difesa è tornato a commentare quanto accaduto nelle ultime ore su X: “Chiunque mi conosca sa perfettamente che non minaccerei mai le dimissioni. Se ne rilevassi la necessità, le darei e basta. Ma dopo aver provato fino all’ultimo a dare battaglia per le cose che credo giuste”.
E tra le battaglie dell’esecutivo, e in particolare della premier, c‘è sicuramente riconquistare la fiducia di Donald Trump.
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