È la premier Giorgia Meloni la prima a lasciare la presa in questo gioco di forza con il Presidente USA Donald Trump: «Non intendo continuare ad alimentare questo confronto». Parole pronunciate dal palco della “Giornata della Verità”, in occasione della quale ha ribadito la linea della maggioranza rispetto ai principali dossier internazionale e ai rapporti con Washington. Nonostante gli attriti, infatti, la leader di Fratelli d’Italia ha confermato che sarà presente, insieme ai ministri, a Villa Taverna per festeggiare la Festa dell’Indipendenza il 4 luglio.
Non manca però di sottolineare di essere «sinceramente colpita» dall’attacco frontale da parte del tycoon, tanto da esprimere la necessità che l’alleanza con gli Stati Uniti «torni alla normalità». Ringrazia, inoltre, il vicepremier Antonio Tajani per aver annullato la sua visita a Washington: «Ha fatto bene, ha dato un segnale». Ma al contempo frena: «Non è necessario andare oltre». Dopotutto, ribadisce: «Parliamo di politica estera come fosse Temptation Island ma è più complessa, lo dico per i meme che vedo girare». Il concetto, insomma, è chiaro: si volta pagina, nella speranza che l’inquilino della Casa Bianca non faccia convergere nuovamente la sua insoddisfazione sulla presidente del Consiglio.
Tra Iran e Libano
«Sono ottimista, anche se non è semplicissimo». Commenta così l’accordo siglato tra le delegazioni di USA e Iran, ribadendo la disponibilità dell’Italia a impegnarsi in una missione diplomatica. Evidenzia inoltre le condizioni imprescindibili per il raggiungimento della pace, quindi l’impossibilità per la Repubblica Islamica di aver accesso al nucleare e la totale libertà di navigazione.
«Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani a Hormuz, ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma», ha spiegato Meloni. L’obiettivo dei colloqui, per la premier, è chiaro: «Nessun paese della regione può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo». Mentre sul Libano anticipa: «È uno dei temi con cui intendo discute con Macron al vertice intergovernativo di giovedì, è una di quelle cose su cui Italia e Francia possono lavorare insieme».
Legge elettorale e nucleare
Il nodo del nucleare si fa sempre più rilevante. Soprattutto in relazione alla crisi energetica che – per quanto per ora USA e Iran abbiano raggiunto un accordo – è ancora in atto. Meloni si auspica che l’approvazione definitiva della legge delega arrivi prima della pausa estiva. «Il governo sta già lavorando ai decreti attuativi, non voglio perdere neanche un giorno», spiega. Questo perché il sogno è di arrivare alla fine del mandato sapendo di aver «offerto all’Italia concretamente una cosa che io considero estremamente importante».
Mentre sulla legge elettorale la premier fa un appello agli aventi diritto: «Non voglio che l’Italia torni a essere instabile». Dunque la risposta, secondo la leader di Fratelli d’Italia, è proprio il testo proposto dalla maggioranza che «dà la possibilità di governare per cinque anni». La premessa alla stoccata: «Dovrebbero essere tutti d’accordo, soprattutto la sinistra».
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