La tregua tra Stati Uniti e Iran è già appesa a un filo. Washington rivendica raid contro siti militari iraniani, parlando di una ritorsione contro una «aggressione ingiustificata» contro il traffico marittimo da parte dei Pasdaran. Teheran denuncia invece la violazione del cessate il fuoco e, dopo gli attacchi alle basi americane nel Golfo, minaccia una risposta più ampia.
I raid del CentCom
La tensione è tornata altissima dopo che gli Stati Uniti hanno colpito depositi iraniani di missili e droni e postazioni radar costiere.
Il CentCom ha affermato di aver risposto alla «aggressione ingiustificata» contro navi mercantili da parte delle forze iraniane.
Teheran ha definito i raid «attacchi brutali» e una «palese violazione» del cessate il fuoco. I Pasdaran hanno quindi affermato di aver condotto azioni di rappresaglia contro siti americani nella regione del Golfo. «Se l’aggressione dovesse ripetersi, la nostra risposta sarà più ampia», hanno avvertito le Guardie rivoluzionarie.
Seconda petroliera colpita
Nelle stesse ore, l’agenzia marittima britannica Ukmto ha segnalato un nuovo attacco contro una petroliera nello Stretto. La nave, la Kiku, battente bandiera panamense e partita da un giacimento petrolifero in Qatar, sarebbe stata colpita da un proiettile non identificato che avrebbe danneggiato il ponte di comando. È il secondo episodio contro una nave commerciale in pochi giorni.
Il rischio è che gli attacchi scoraggino ulteriormente il transito nello Stretto. Teheran ha intimato alle navi di non entrare o uscire dal Golfo senza autorizzazione, ma il traffico sarebbe proseguito anche su rotte non approvate dal regime.
Vance: «Alla violenza risponderemo con la violenza»
Donald Trump per ora resta in silenzio. A parlare è il vicepresidente JD Vance, che su X ha difeso la linea dura americana. «L’Iran ha firmato un accordo di cessate il fuoco. Noi lo abbiamo rispettato. Se hanno obiezioni sulle modalità di attuazione del memorandum d’intesa, possono prendere il telefono e chiamare. Ma alla violenza risponderemo con la violenza», ha scritto.
Vance ha poi rivendicato il risultato della guerra, sostenendo che il programma nucleare iraniano resta «distrutto» e che Teheran è «molto più debole». Che si raggiunga o meno un accordo definitivo, «la mia opinione è che l’America vinca in entrambi i casi», ha aggiunto.
Speranze e tensioni
Nonostante gli attacchi, un nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe tenersi a luglio a Doha, in Qatar. Secondo Al Arabiya, il confronto riguarderà i beni iraniani congelati. In una fase successiva, il Pakistan dovrebbe ospitare negoziati sul dossier nucleare. Il premier pachistano Shehbaz Sharif è atteso in Iran il 2 luglio.
La situazione resta tesa anche in Libano dopo l’accordo quadro tra Beirut e Israele mediato dagli Stati Uniti. Tel Aviv ha lanciato nuovi rai e centinaia di sostenitori di Hezbollah hanno protestato nella capitale contro l’intesa. Il leader del movimento sciita, Naim Qassem, l’ha definita «umiliante e vergognosa» e ha lasciato intendere che Hezbollah non considera chiusa la partita.
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