Gli Stati Uniti sono stati i protagonisti del primo giorno della cerimonia funebre della defunta Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Il feretro, esposto oggi per la prima volta al pubblico nella Grande Moschea di Teheran, è stato accompagnato dai cori e dagli striscioni delle migliaia di persone che si sono radunate nella capitale. “Morte all’America”, “Vendetta, vendetta”, “Uccidere Trump”, sono le frasi che più si sono ripetute in questa giornata. Una manifestazione di lealtà nei confronti del regime che arriva proprio nel giorno in cui gli Usa festeggiano la loro Dichiarazione di Indipendenza.
I funerali di Khamenei
La bara di vetro della Guida Suprema è stata posizionata vicino a quelle dei familiari morti con lui nell’attacco congiunto di Usa e Israele del 28 febbraio scorso: la figlia Boshra e la sua nipotina di 14 mesi Zahra, il genero Mesbaholhoda Bagheri e la nuora Zahra Hadad Adel, moglie di Mojtaba Khamenei. Quest’ultimo, nuovo Ayatollah dell’Iran, è il grande assente alla cerimonia. Alcune fonti a lui vicine sostengono che l’uomo vorrebbe assistere alla cerimonia del 9 luglio, giorno conclusivo delle esequie, ma che le forze di sicurezza iraniane sarebbero contrarie a causa dei pericoli che un’uscita pubblica porterebbe con sé.
L’assenza di Mojtaba Khamenei
Il timore è che Israele possa tentare di assassinarlo proprio durante la cerimonia, oppure rintracciarne gli spostamenti fino al suo nascondiglio. Il pericolo, però, proviene anche dagli Stati Uniti. “Sono tutti lì. Un colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché altrimenti non avremmo nessuno con cui negoziare”, ha commentato il presidente Usa, Donald Trump, chiarendo ancora una volta che ogni passo falso dell’Iran potrebbe provocare una ripresa dei bombardamenti. Il tycoon si è poi detto sorpreso dell’ingente folla presente ai funerali e soprattutto delle lacrime da loro versate. “Forse sono finte”, ha dichiarato, come riporta Axios.
La prova di forza dell’Iran
I funerali di Stato sono una prova di forza che le autorità di Teheran hanno messo in piedi per dimostrare a Washington che il regime non è stato neanche scalfito dai suoi attacchi. il regime intende spingere su una partecipazione massiccia alle esequie come attestato di lealtà del popolo al regime e al suo leader.
L’assenza di Khamenei, però, potrebbe indebolire i piani comunicativi di Teheran. Il nuovo Ayatollah era rimasto ferito nei bombardamenti del 28 febbraio e da quel momento non si è mai mostrato in pubblico o in video, ma ha comunicato con la popolazione solo tramite messaggi scritti. Non è chiara l’entità delle sue ferite e, anche se Teheran smentisce la possibilità, la preoccupazione è che sia in gravi condizioni di salute. Intanto fonti vicine alle delegazioni riferiscono che i negoziati tra Usa e Iran potrebbero riprendere in Pakistan il prossimo 11 luglio.
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