La leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, si candiderà alle prossime elezioni presidenziali in Francia. Lo ha dichiarato al Tg di Tf1 a poche ore dalla sentenza della Corte di Appello di Parigi che ha riconosciuto la sua colpevolezza per l’uso improprio dei fondi europei destinati al Front National dal 2004 al 2016. I giudici hanno ridotto la pena comminata in primo grado dal tribunale di Parigi nel marzo 2025, condannando la leader sovranista a 3 anni di carcere, di cui uno con braccialetto elettronico, e a un periodo di ineleggibilità di 45 mesi, di cui 30 con sospensione della pena.
Visto che questo periodo decorre a partire dalla prima condanna, risalente al marzo 2025, Le Pen è costituzionalmente candidabile al voto del 2027 che sceglierà il successore di Emmanuel Macron. Nella serata del 7 luglio ha quindi sciolto la sua riserva, chiarendo di volersi candidare per la quarta volta all’Eliseo e che lo farà “senza indossare il braccialetto elettronico”. Le Pen aveva infatti dichiarato che se fosse stata condannata a utilizzarlo, allora non si sarebbe candidata. La leader potrà non indossarlo, in quanto ha deciso di ricorrere in Cassazione contro la sentenza, consapevole che il ricorso è sospensivo della pena. “Voglio percorrere tutte le vie legali disponibili per difendere la mia innocenza in questo caso”, ha chiarito.
Nel caso in cui, quindi, avesse deciso di non correre personalmente per l’Eliseo, al suo posto sarebbe stato candidato il suo delfino, l’attuale presidente del partito e presidente del Gruppo dei Patrioti per l’Europa al Parlamento Ue, Jordan Bardella. Le Pen ha già chiarito che, nel caso in cui fosse eletta, Bardella sarà nominato primo ministro della Francia. “Saremo un ticket che cambierà le cose in Francia”, ha dichiarato con convinzione, per poi aggiungere di avere fiducia nei francesi, che sono coloro che “avranno l’ultima parola”.
La condanna di Le Pen
Le Pen è finita davanti ai giudici della Corte di Parigi perché accusata di aver utilizzato in modo improprio i fondi del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2016, al fine di retribuire il personale del suo partito con denaro che invece doveva essere utilizzato per pagare gli assistenti parlamentari dell’Ue. A marzo 2025, Le Pen era stata condannata in primo grado insieme ad altri rappresentanti del suo partito. In quell’occasione la pena comminata era di 4 anni di carcere e 5 anni di ineleggibilità.
In ogni caso, la lettura della sentenza ha avuto i suoi momenti di tensione. “I fatti sono gravi”, ha più volte ripetuto la giudice, chiarendo che gli illeciti contestati alla leader politica si sarebbero ripetuti per un lasso di tempo considerevole e non ignorabile. Inoltre ha aggiunto che la Corte accoglie il principio della “assenza di arricchimento personale”, ma sottolinea che “i fondi europei sono fondi pubblici” e “la definizione dei compiti degli assistenti parlamentari europei è chiara e prevedibile”.
Macron sceglie di non commentare
La decisione della Corte di Appello di Parigi non è stata commentata dal presidente francese, Emmanuel Macron, il quale ha chiarito: “Ciò che è salutare per la democrazia è che il presidente della Repubblica non commenti le decisioni giudiziarie, quindi mi atterrò a questo principio”. Il Capo dello Stato si trova in visita in Siria per incontrare il presidente Ahmad al-Sharaa.
Le reazioni del mondo politico francese
Ben differente la reazione del mondo politico francese. “Le Pen è una delinquente, colpevole di appropriazione di fondi pubblici e ormai spetta a lei decidere se presentarsi agli elettori”, ha commentato ai giornalisti il capogruppo socialista Boris Vallaud. Durissima anche la reazione di Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, che sul suo profilo social ha scritto: “Il nostro obiettivo è sbarazzarci del Rassemblement National e dei suoi candidati attraverso le urne e la volontà del popolo. Chi sia il candidato non cambia nulla”.
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