Ad Ankara è gelo tra Donald Trump e Giorgia Meloni. Dopo settimane di attacchi a freddo e meme offensivi da parte del presidente americano, la presidente del Consiglio si ritrova a cena con lui, al tavolo dei leader ospitati da Recep Tayyip Erdogan per il vertice Nato.
Al rientro in hotel, ai giornalisti che le chiedono come sia andato il primo faccia a faccia dopo lo scontro, risponde stringata: «Rapporti cordiali».
L’incontro a tavola
La premier arriva alla cena con qualche minuto di ritardo, dopo che Erdogan ha accolto quasi tutti gli altri leader. Secondo i media turchi, a riceverla sarebbe stato il vicepresidente. Poi Meloni prende posto al tavolo con Trump, Erdogan, Mark Rutte, Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer. Non siede accanto al presidente americano. L’organizzazione turca ha ovviamente garantito un assetto che evitasse contatti troppo ravvicinati. Giorgia Meloni è seduta tra il segretario generale della Nato Rutte e il premier britannico Starmer, dimessosi il 22 giugno ma ancora in carica fino alla nomina del suo successore.
«Vi ho già risposto»
Quando torna allo Sheraton, Meloni trova i cronisti ad attenderla. Sorride appena e prova a liquidare la scena: «Ecco il plotone d’esecuzione». Alla domanda su Trump risponde con la formula minima della diplomazia: «Rapporti cordiali». Non aggiunge altro. A chi le chiede se ci sia stato un chiarimento dopo gli insulti e il meme sull’«ordine restrittivo», taglia corto: «Vi ho già risposto».
La linea di Palazzo Chigi resta quella già scelta nelle ore precedenti: nessun ping pong con il tycoon, nessuna replica pubblica, almeno fino alla conclusione del vertice.
Trump: «È una brava persona»
Dal canto suo, Trump ha parlato di Meloni anche ad Ankara. Ha adottato toni più morbidi rispetto ai giorni precedenti, ma senza scusarsi e senza arretrare davvero. Ha detto che la premier gli piace, che è «una brava persona», ma ha ribadito che sull’Iran l’Italia «non c‘è stata» per gli Stati Uniti.
Nel governo quelle parole non vengono lette come un segnale di distensione. Piuttosto come una pressione insistente sulla presidente del Consiglio, l’unica leader europea citata esplicitamente da Trump nella conferenza stampa.
Tajani vede Rubio
La cena di Erdogan vuole favorire un clima più disteso, anche attraverso la «food diplomacy» rivendicata dai turchi. Ma la presidente del Consiglio è costretta alla cautela. Per questo, mentre misura ogni parola, ha affidato ai suoi ministri il compito di ricucire con l’amministrazione americana.
Ad Ankara Antonio Tajani ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio. Come ha dichiarato Matteo Salvini, «non c’è spazio per le polemiche», perché le partite internazionali sono troppe. Tra queste, oltre a Ucraina e Iran, c’è anche la gestione del fianco Sud dell’Alleanza atlantica.
I dossier aperti
L’Italia spinge perché il vertice riconosca il peso del Mediterraneo e del fianco Sud della Nato. In questo quadro torna centrale la Libia, dove Roma cerca sponde sia americane sia turche. Ankara resta un interlocutore decisivo, anche per gli interessi energetici e per il ruolo stabilizzante che rivendica nel Paese. All’interno dell’amministrazione americana, c’è chi spinge per dare un ruolo anche all’Italia.
Restano invece distanze con Washington sull’Ucraina. L’Italia, al momento, non ha aderito al Purl, il programma per acquistare armi americane da destinare a Kiev, e continua a concentrare il sostegno soprattutto sulle forniture energetiche. A Trump non basta.
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