Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina e tra i più fedeli alleati di Donald Trump al Congresso, è morto a 71 anni dopo una breve malattia. Per anni è stato una delle voci più aggressive della destra americana in politica estera: sostenitore delle guerre Usa, della linea dura contro l’Iran e dell’appoggio incondizionato a Israele anche durante il genocidio di Gaza.
Da critico a consigliere di Trump
Eletto al Senato nel 2002, Graham era in corsa per il quinto mandato. Nel 2016 aveva provato per poco la corsa alla Casa Bianca e si era scontrato con Trump, definendolo inadatto alla presidenza. Poi la conversione: negli anni successivi è diventato uno dei suoi consiglieri più ascoltati, soprattutto su Iran, Russia e dossier militari.
Negli ultimi giorni aveva annunciato un accordo con l’amministrazione Trump per portare avanti un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Era anche appena stato in Ucraina, la sua decima visita nel Paese, dove aveva incontrato Volodymyr Zelensky e reso omaggio ai combattenti ucraini.
Il falco contro l’Iran
La linea di Graham sull’Iran è stata per decenni la stessa: isolamento, sanzioni, minaccia militare. Già alla Camera, negli anni Novanta, aveva sostenuto politiche per contenere Teheran e limitarne i programmi missilistici e nucleari. Da senatore ha continuato a chiedere una postura sempre più dura, fino a invocare attacchi diretti contro le strutture nucleari iraniane.
Aveva applaudito anche la decisione di Trump di colpire gli impianti nucleari lo scorso anno e aveva sostenuto l’ultimo conflitto con Teheran. La diplomazia, per lui, è quasi sempre arrivata dopo la forza. O non è arrivata affatto.
Su Gaza «nessun limite»
È però su Gaza che Graham ha mostrato il volto più feroce della sua politica. Dopo il 7 ottobre, in un’intervista a Fox News, disse: «Siamo in una guerra religiosa. Io sto con Israele. Fate qualunque cosa dobbiate fare per difendervi. Spianate quel posto».
Poche settimane dopo, alla Cnn, gli venne chiesto se esistesse una soglia di vittime civili oltre la quale gli Stati Uniti avrebbero dovuto chiedere a Israele di fermarsi. Rispose: «No». Poi aggiunse: «C’è un limite a quello che Israele dovrebbe fare contro le persone che cercano di massacrare gli ebrei? La risposta è no. Non c’è limite».
Hiroshima come modello
Graham arrivò più volte a paragonare Gaza alla Germania e al Giappone della Seconda guerra mondiale. Disse che alla fine del conflitto la Striscia avrebbe dovuto assomigliare a «Tokyo e Berlino» dopo i bombardamenti alleati: «E se non sarà così, Israele avrà commesso un errore».
Nel 2024, a Meet the Press, difese l’uso della forza assoluta richiamando Hiroshima e Nagasaki: «Decidemmo di porre fine alla guerra bombardando Hiroshima e Nagasaki con armi nucleari. Fu la decisione giusta». Il messaggio a Israele era lo stesso: «Fate qualunque cosa dobbiate fare».
Il cordoglio di Trump e Netanyahu
Trump lo ha salutato su Truth come «una delle persone e dei senatori più straordinari» che avesse mai conosciuto: «Lavorava sempre ed era un vero patriota americano». Benjamin Netanyahu ha parlato di «uno dei più grandi amici» di Israele e di «un amico carissimo». Anche Itamar Ben-Gvir lo ha ricordato per il suo sostegno «incondizionato».
Parole perfettamente coerenti con la sua traiettoria politica. Graham è stato un uomo di potere, un consigliere ascoltato, un senatore abilissimo nei meccanismi parlamentari. Ma soprattutto è stato uno dei volti più espliciti di un’idea brutale delle relazioni internazionali: quella in cui la guerra e il genocidio sono opzioni sul tavolo.
Da oggi, all’inferno, Satana avrà un amichetto in più.
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