mercoledì 15 Luglio 2026
Trump. EPA_Samuel Corum.

Trump pensa a un’offensiva contro l’Iran su larga scala

Il presidente americano ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale nella Situation Room della Casa Bianca per discutere un’offensiva più ampia. L’obiettivo è costringere Teheran a riaprire lo Stretto e ad accettare le richieste americane sul programma nucleare

Di Redazione
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Donald Trump prepara una possibile nuova escalation contro l’. Secondo Axios, il degli Stati Uniti ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale nella Situation Room della Casa Bianca per discutere un’offensiva più ampia rispetto agli attacchi già in corso nell’area dello Stretto di Hormuz. L’obiettivo è costringere Teheran a riaprire lo Stretto e ad accettare le richieste americane sul programma nucleare.

La riunione nella Situation Room

Alla riunione, secondo tre fonti citate da Axios, hanno partecipato i principali responsabili della sicurezza nazionale americana: il vicepresidente JD , il segretario di Stato , il capo del Pentagono Pete Hegseth, il presidente dei Capi di Stato Maggiore riuniti Dan Caine, il direttore della Cia John Ratcliffe e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff.
All’ordine del giorno ci sarebbero stati i piani per attacchi «devastanti» contro obiettivi strategici in Iran. Un salto di qualità rispetto alle operazioni già condotte dalle forze statunitensi contro sistemi di difesa aerea, radar, postazioni missilistiche antinave e siti di lancio di droni lungo la costa meridionale iraniana e nell’area dello Stretto.

Il blocco navale sui porti

La pressione militare americana è già aumentata negli ultimi giorni. Martedì pomeriggio è entrato in vigore il blocco navale dei porti iraniani, mentre gli attacchi statunitensi nella zona dello Stretto di Hormuz sono proseguiti per il quarto giorno consecutivo.
Secondo funzionari Usa, lo scopo è ridurre in modo significativo la capacità iraniana di colpire le navi in transito. Il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, ha accusato Teheran di aver preso di mira i civili nella attaccando sette navi commerciali: quasi una dozzina di membri degli equipaggi sarebbero rimasti uccisi, dispersi o feriti.

Trump minaccia centrali e ponti

In un’ a Fox News, prima della riunione alla Casa Bianca, Trump ha preannunciato che gli attacchi verranno intensificati nei prossimi giorni. «La prossima settimana per loro si mette davvero male, perché la prossima settimana arrivano le centrali elettriche. La prossima settimana arrivano i ponti. Faremo saltare tutte le loro centrali elettriche. Faremo saltare tutti i loro ponti, a meno che non tornino al tavolo e negozino».
Se l’Iran non tornerà al tavolo, dunque, Washington sarebbe pronta a colpire infrastrutture civili strategiche: una prospettiva che inasprirebbe ulteriormente il conflitto e aumenterebbe il rischio di una guerra regionale lunga e costosissima, sia per gli Stati Uniti che per i loro alleati nel Golfo.

Il sito sotterraneo di Pickaxe Mountain

Trump ha parlato anche di Pickaxe Mountain, il sito sotterraneo noto anche come Kuh-e Kolang Gaz La, che Stati Uniti e Israele sospettano possa essere collegato al programma nucleare iraniano. Secondo il presidente, Washington sta monitorando l’area: «Nessuno sa se stiano davvero facendo qualcosa a Pickaxe. È solo una cosa che ogni tanto salta fuori. Abbiamo telecamere puntate lì. ‘è pochissima . Ma se ci fosse anche solo una minima attività, lo colpiremo e lo colpiremo duro», ha detto Trump. Il presidente ha aggiunto che le bombe bunker buster americane «possono andare in profondità», pur ammettendo che nessuno sa con certezza se il sito sia davvero vulnerabile a un attacco.

L’ultimatum a Teheran

Secondo Axios, i negoziatori americani avrebbero parlato martedì con funzionari iraniani, trasmettendo il messaggio di Trump: l’Iran deve tornare al tavolo. Il presidente ha riassunto il messaggio in toni meno diplomatici: «È meglio che facciate un accordo, altrimenti non vi resterà più niente».
Teheran non sembra però intenzionata a sottostare ai diktat statunitensi, e ha risposto continuando a lanciare missili e droni contro basi statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrain. Se gli Usa decidessero davvero di alzare il tiro, anche gli impianti petroliferi e le infrastrutture civili potrebbero tornare nel mirino dei Pasdaran. In attesa che anche Israele faccia la sua mossa.

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